La timidezza e il variegato mondo dei pensieri automatici

La timidezza e il variegato mondo dei pensieri automatici

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

Quando un tipo di pensiero diventa abituale comincia a manifestarsi in maniera automatica.

Per usare una metafora potremmo descriverli come delle routine in un programma per computer: la mente vi ricorre economizzando sul processo elaborativo nella costruzione del pensiero.

Fatima Azimova – my abs

Il carattere automatico di tali pensieri fa sì che essi possano svolgersi nella mente in modo molto rapido, tanto da sfuggire facilmente e sistematicamente all’attenzione del nostro stato cosciente.

La difficoltà di ricordarci o renderci conto del passaggio di un pensiero automatico per la nostra mente, è ulteriormente favorita dal fatto che può presentarsi anche sotto forma d’immagine o di un rapido puro atto di coscienza.

I pensieri automatici si presentano alla mente di tutte le persone, tutti abbiamo queste “routine” che passano per la nostra testa, e tutti abbiamo difficoltà a ricordare di aver avuto questi pensieri, a essere coscienti del loro passaggio.  Questo, non solo per la rapidità con cui si presentano, ma anche per il fatto che mentalmente siamo, in un certo senso, costantemente distratti.  Tutto ciò che costituisce una routine, un’abitudine, che riempie la nostra quotidianità, viene vissuta da noi in modo “distratto”, cioè non dirigiamo la nostra attenzione su queste cose. Possiamo facilmente renderci conto di questo fenomeno se pensi

Quando il timido non cerca aiuto

Quando il timido non cerca aiuto

Pubblicato da: Categorie: I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide
Molte persone timide restano bloccate di fronte a difficoltà e a situazioni di problem-solving, per via dei loro pensieri emotivi.  Una tale condizione di stallo conduce spesso a comportamenti di rinuncia, di abbandono, di resa e a vivere emozioni negative come la tristezza o lo sconforto.

Jorn Asger – il timido orgoglio

Uno studente delle superiori, evita di porre domande all’insegnante su ciò che non ha capito, e uno studente universitario non se la sente di rivolgersi all’assistente per avere delucidazioni; un altro non osa nemmeno chiedere supporto ai compagni di studio; un impiegato non ha ben compreso cosa fare, ma si tiene ben lontano dal chiedere ulteriori chiarimenti; una persona che non riesce a orientarsi in città, non osa chiedere informazioni ai passanti; in un negozio di strumenti ottici, un individuo ha paura di chiedere spiegazioni sul funzionamento di una macchina fotografica.

Sono tutti casi di soggetti timidi che considerano, in chiave negativa e per varie motivazioni, la possibilità di chiedere aiuto o informazioni ad altre persone. Quest’atteggiamento non solo è radicato in tali individui, ma è anche foraggiato da opinioni e distorsioni cognitive che forniscono la struttura logica per la giustificazione e l’esecuzione di tali comportamenti.  Il suo divenire parte dal profondo, nell’inconscio, e con una concatenazione di processi cognitivi, raggiunge anche il
Il pensiero emotivo nelle ansie sociali

Il pensiero emotivo nelle ansie sociali

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Il pensiero emotivo è dominato dalle emozioni, da logiche disfunzionali e pensieri irrazionali.

Maria Conserva – Io capitano dell’anima mia

È emotivo il pensiero che interpreta e valuta, eventi, situazioni, comportamenti, relazioni, esperienze interne ed esterne, sulla base di pregiudizi cognitivi, degli stimoli emotivi e degli stati ansiosi e prescindendo da fattori oggettivi contingenti.

Il pensiero emotivo scaturisce da un’elaborazione di dati non corrispondenti alla realtà oggettiva, ricorre a idee fisse e rigide di base riguardanti la definizione, in negativo, del sé, degli altri, del divenire, del mondo come consesso sociale. Idee fisse, credenze, che costituiscono dati e supposizioni a priori. Caratteristica di questa forma del pensare è la scarsità d’interpretazioni e valutazioni alternative all’ipotesi dominante e generalmente tendente a negativizzare le esperienze e le previsioni. Chi pensa emotivamente tende a personalizzare lo stato delle cose e gli esiti delle esperienze che vive, spesso assumendosi la responsabilità degli eventi a prescindere dalle causali oggettive. In questo, l’ansioso sociale è proiettato in una dimensione mentale in cui i pensieri svolti e le emozioni provate sono assunti come dimostrazione di presunte inadeguatezze. A facilitare l’emissione del pensiero emotivo può concorrere la tendenza a identificarsi con le esperienze vissute

La mancanza di scenari alternativi nelle ansie sociali

La mancanza di scenari alternativi nelle ansie sociali

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Chi ha a che fare con l’ansia sociale sa molto bene cosa sono i pensieri negativi anzi, vive anche il problema di non riuscire a liberarsene. Sa che sono fattori determinanti della sua condizione, è cosciente che l’imbrigliano e che condizionano i suoi rapporti con gli altri. 

Tuttavia non riescono a spiegarsi perché in modo compiuto. Qualcuno ci prova, ed elabora teorie personali in una confusa atmosfera.

Salvador Dalì – incontro dell illusione col momento fermo

L’unico contatto cosciente che si ha con quella parte del sé interiore che non si sa raggiungere, sono i pensieri automatici negativi ma anche le abitudini metacognitive come il rimuginìo, la ruminazione, la preoccupazione; in pratica, pensieri e stili di pensiero, o strategia di coping cognitivo, che predicono l’avvicinarsi dei comportamenti ansiosi. Ho più volte accennato al circolo vizioso delle ansie sociali e della timidezza, di come ogni fattore che interviene nell’attivazione, nel mantenimento e nello stato esecutivo dei processi ansiosi, svolga, al tempo stesso, la funzione d’induttore e di conseguenza. Gli individui timidi, catturati da questo vortice fatto di paure, sentimenti d’incapacità, manifestazioni d’ansia, e flussi in piena di pensieri negativi, non riescono a far altro che focalizzare la propria attenzione su queste esperienze interne. Si tratta di focalizzazioni condizionate da una serie di

L’identificazione con i propri pensieri ed emozioni nella timidezza

L’identificazione con i propri pensieri ed emozioni nella timidezza

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Un fenomeno piuttosto tipico che ciascuno di noi sperimenta nella propria vita, è l’identificazione di sé con i propri pensieri, emozioni, immagini mentali o sensazioni fisiologiche, cioè con l’insieme delle proprie esperienze interne.

Frida – L amoroso abbraccio dell universo la terra io Diego e il signor Xolotl

Per comprendere meglio questo concetto, basti pensare a quando ci capita di tornare, con la mente, al ricordo di esperienze passate: comportamento ed emozioni sono proiettate in quella dimensione temporale, tale che ne riviviamo la tragicità o la piacevolezza; momenti nei quali siamo emotivamente coinvolti a tal punto che, sul nostro viso, può abbozzarsi un sorriso o un’espressione triste. 

Nelle sofferenze emotive, le persone hanno un particolare modo di relazionarsi alle proprie esperienze interiori. A tal riguardo, Hayes ha introdotto il concetto di “fusione”, cioè, quel fenomeno per il quale, ciò che viene rivisitato, è vissuto, inconsapevolmente, come evento che accade nel presente.  Si verifica, in pratica, un trasferimento del vissuto di un tempo passato in quello presente; riviviamo, qui e ora, le stesse emozioni e gli stessi pensieri di un trascorso accadimento.  (altro…)

Quando il timido dice: non servo a niente

Quando il timido dice: non servo a niente

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

La valutazione delle proprie capacità e abilità è un’attività automatica che qualsiasi individuo svolge, ogni volta che è posto dinanzi un compito da svolgere. È un fenomeno che, generalmente, sfugge proprio del tutto all’attenzione e alla coscienza consapevole dell’individuo, infatti, si tratta di un processo cognitivo che si svolge in termini molto rapidi e a un livello mentale piuttosto lontano dallo stato di coscienza.

Diego Rivera – The Day of the Dead

Anzi, la si potrebbe anche considerare come una sorta di routine del sistema strutturale e funzionale dell’attività cognitiva. Ciò perché la mente tende a economizzare quando può fare riferimento a schemi di memoria già costituiti.

Gli elementi di riferimento, da cui il sistema cognitivo raccoglie le informazioni per svolgere la propria attività di elaborazione, sono le credenze di base, che possono essere descritte come definizioni sintetiche del sé, degli altri e del mondo, e le credenze intermedie, che possiamo definire come l’apparato “legislativo” che stabilisce le regole secondo cui conformare il comportamento.  Quando questo compito qualifica la persona come soggetto sociale, si verifica una netta distinzione, comportamentale e di pensiero, tra le persone afflitte da una forma di ansia sociale e quelle che non lo sono.  Questa diversità fa la differenza in termini di valutazione, motivazione, finalizza

Timidezza: auto commiserazione e vittimismo

Timidezza: auto commiserazione e vittimismo

Pubblicato da: Categorie: I problemi delle persone timide, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Tra le forme cognitive verbali maggiormente usuali, che si possono riscontrare in una persona timida, e che esprime il profondo senso di scoramento e, al tempo stesso, d’impotenza, sono la tendenza all’auto commiserazione e/o al vittimismo.

George Grosz – vittima della societa

Bollare questo tipo di comportamento degli ansiosi sociali, come uno sterile piagnisteo o come atteggiamento manipolativo, significa non comprendere appieno la complessa e sofferente condizione psicologica in cui essi versano.

Auto commiserazione e vittimismo sono due facce di una stessa medaglia. Operano sempre nel dominio del pensare giudicante, in cui il giudizio è riferito ai patimenti emotivi soggettivi dell’ansioso sociale e del timido, ma, mentre la prima è un’introflessione, un giudizio negativo su di sé, la seconda è un’esternalizzazione, un giudizio negativo sugli altri.

Le persone afflitte dall’ansia sociale hanno un profondo senso di vulnerabilità. Esse si sentono particolarmente esposte ai rischi derivanti dal dominio delle relazioni sociali.  Il rischio non è visto come possibilità del verificarsi di un fenomeno che può essere molto o poco probabile, ma come un pericolo immanente, e la probabilità rasenta la certezza.  Per l’individuo timido che avverte questo senso di vulnerabilità in modo particolarmente marcato, il mondo è spesso visto è visto come un luogo pie

Pensare in modo possibilista

Pensare in modo possibilista

Pubblicato da: Categorie: Affrontare l’ansia sociale e la timidezza

1 Timidezza e interpretazione

2 Le modalità del pensare

1.2 Il pensare negativo

2.2 Il pensare positivo

3.2 Il pensare possibilista

1 Timidezza e interpretazione

Timidezza e ansia sociale hanno le loro radici nell’interpretazione degli eventi, delle situazioni, dei comportamenti.

Joan Miro – metamorfosi

L’attribuzione di causa e di significato, che concorre nel processo interpretativo degli avvenimenti, in quanto attività di pensiero, è una variabile dipendente non solo dalla storia propria esperienziale della persona timida, ma anche e soprattutto, dagli stati emotivi vigenti al momento dell’esperienza da interpretare. Negli ansiosi sociali anche la storia esperienziale è fortemente caratterizzata dagli stati emotivi, e ciò rende ancora più radicale la loro tendenza a pensare con ragionamento emotivo. Ma cosa comporta il ragionamento emotivo?

Un fattore determinante è senz’altro l’assegnazione del carattere probante a tutto ciò che è di esclusiva pertinenza del dominio personale e, in particolar modo, ai pensieri, alle emozioni, ai sentimenti.

Nel momento in cui queste attività, frutto del dialogo interiore, assumono carattere probante, i dati di fatto, propri della realtà, perdono la loro valenz

Timidezza e senso di colpa

Timidezza e senso di colpa

Pubblicato da: Categorie: Le emozioni

Sinteticamente potremmo dire che il senso di colpa discende dal percepirsi come persona sbagliata in qualche modo.

Ma perché ci si sente in colpa?

Mitch Barrett – voices

Da una parte può discendere dall’idea di aver trasgredito alle regole etiche e comportamentali in uso a un gruppo di riferimento o a un dominio sociale più ampio, oppure a norme che costituiscono o assumono particolare valore per il soggetto stesso.

Per altro verso da collegare all’idea di aver avuto un comportamento scorretto, lesivo, ingiusto, o inopportuno, nei confronti di altri. In ogni caso c’è sempre un’idea svalutativa di sé stessi, definizioni del sé come soggetti inadeguati. In diverse tipologie di situazioni e comportamenti, il senso di colpa segue o prelude la vergogna. La persona timida, nel momento in cui si sente in colpa, ha già un background cognitivo centrato su tali pre-giudizi riguardanti sé stessa.  Il senso di colpa può essere sia il prodotto di un processo cognitivo che parte dall’interno e riferito a comportamenti giudicati, in primis, dal soggetto stesso, sia il risultato di un processo cognitivo indotto da terzi.  Se nel primo caso il giudizio di sé nasce, ed è indotto, da un processo esclusivamente interiore, nel secondo caso scaturisce da comportamenti strumentali che terze persone pongono in atto.  Esempi tipici di questa seconda casistica, li possiamo intravve

La circolarità della timidezza

La circolarità della timidezza

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

La timidezza si auto alimenta e auto perpetua e ciò è vero per tutte le forme di ansia sociale.  Il tempo, inteso come sequenza di ripetizione di attivazione delle credenze, dei pensieri automatici negativi , dei comportamenti di difesa (evitamento, elusione, fuga, fuga in avanti, estraniazione), dei sintomi d’ansia, costituisce il fattore di radicamento della timidezza stessa. La timidezza emerge con l’attivazione delle credenze di base disfunzionali, da queste, parte una sequenza di processi, cognitivi e fisici, a cascata.  Ciascuno dei segmenti di tale processo è causale di quello che segue ma, al tempo stesso, è parte della dinamica che conduce alla sua stessa ripetizione. Ciò avviene anche per via del fenomeno del rinforzo.  I comportamenti di affrontamento delle situazioni ansiogene messi in atto, producendo un temporaneo alleviamento, o l’evitamento del rischio paventato attraverso i pensieri predittivi, confermano la validità di tutte le premesse cognitive che hanno dato luogo a quegli stessi comportamenti.

Le credenze di base disfunzionali vengono confermate nel loro valore; i sensi e i significati contenuti nelle assunzioni delle credenze intermedie vengono riaffermate; i pensieri automatici negativi sono rinvigoriti nella loro validità e nella loro automaticità; i comportamenti adottati sono ulteriormente radicati nel loro essere prassi operativa.

La ragione di tutto ciò, pur nella sua complessità, è piuttosto semplice,