Timidezza e asocialità

Timidezza e asocialità

Pubblicato da: Categorie: I problemi delle persone timide

Il coping, cioè, la strategia cognitiva e comportamentale utilizzata da una persona per far fronte ai problemi derivanti dal relazionamento sociale, cui fanno maggior ricorso le persone timide e gli afflitti dalle altre forme di ansie sociali, è il comportamento evitante. 

Aba Novak Vilmos – composizione eremiti

La mancanza o carenza di una vita sociale, ne è una delle conseguenze più invalidanti per la gestione delle relazioni interpersonali. In realtà, per definizione, il vero asociale è una persona totalmente insensibile ai problemi e alla vita degli altri. Al contrario il timido non fa vita sociale perché è bloccato dai suoi problemi a relazionarsi con gli altri.

Nella timidezza, la non socialità non ha una valenza culturale, ideologica o classista; è un comportamento sociale, generato da risposte emotive e ansiogene, a situazioni che inducono valutazioni cognitive, elaborate sulla base di pensieri previsionali e credenze disfunzionali negative.

Il soggetto timido che viene a trovarsi imbottigliato in questa condizione che è, al tempo stesso, sociale, cognitiva ed emotiva, è un individuo profondamente demotivato. Egli vive il ripetersi degli insuccessi, nei suoi tentativi di relazionarsi agli altri con efficacia, o come fallimento radicale della propria persona, oppure come risultato del cinismo o indisponibilità che esprime la società umana. Nel primo caso, l’id

Le metacognizioni

Le metacognizioni

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Se la cognizione è una funzione che ci permette di raccogliere informazioni sul mondo esterno e su quello interiore e, allo stesso tempo, di analizzarle, valutarle, memorizzarle, trasformarle o crearne di nuove; la metacognizione è l’auto riflessione sulle proprie cognizioni.

Schiele – colui che vede sé stesso

Con quest’attività noi meditiamo sul nostro stesso stato mentale, sui processi conoscitivi che si sviluppano dentro di noi. Dato che la cognizione si manifesta attraverso il pensiero, la metacognizione è metapensiero. Quindi, la metacognizione è il pensare sui propri pensieri. In condizioni normali, essa ci permette di approfondire il contenuto e le forme dei nostri pensieri e, pertanto, di poter indirizzare i nostri percorsi di apprendimento.

Grazie alle metacognizioni noi possiamo costruire dei piani o programmi cognitivi e metacognitivi, destinati a indirizzare il nostro comportamento ma anche i nostri approcci mentali alle problematiche. La gran parte dei teorici suddivide la metacognizione in conoscenza metacognitiva e regolazione metacognitive, a seconda che tali attività si svolgono in relazione alla conoscenza e all’apprendimento oppure in relazione all’attenzione, al controllo, , alla pianificazione, alla rivelazione degli errori.

Nelle varie forme di ansia sociale, la metacognizione finisce con il concentrarsi in maniera esasperata, reiterata e ossessiv

Ansia sociale e timidezza: paura primordiale e paura sociale

Ansia sociale e timidezza: paura primordiale e paura sociale

Pubblicato da: Categorie: Le emozioni

La paura è un meccanismo d’allarme proprio delle forme di vita animale. È innata e fa dunque parte del nostro corredo genetico relativamente a quell’insieme di funzioni automatiche che potremmo anche chiamare di “istinto animale”. 

Alberto Sughi – andare dove

La sua funzione è di favorire l’attivazione delle strategie di fronteggiamento del pericolo e predisporre l’organismo (mente e corpo) alle azioni di lotta o di fuga. La paura, di per sé, non è da considerare un fenomeno negativo.  A questo punto si rende, però, necessaria una distinzione.

Se è vero che la paura è un fenomeno naturale, insito nella specie umana, è anche vero che essa è generata dalla percezione cognitiva del pericolo.

In ciò, l’apprendimento svolge una funzione regolatrice. Con l’esperienza, infatti, l’uomo, apprende a valutare le tipologie del pericolo, la sua possibile entità, il tipo di danno che può produrre. Impariamo, cioè, a distinguere tra un pericolo oggettivo e un pericolo apparente o irrilevante. Grazie all’apprendimento esperienziale, impariamo anche a valutare se un pericolo oggettivo è da intendere, come possibile oppure certo e immanente; e nel momento in cui lo giudichiamo come possibile siamo anche in grado di stimare un livello probabilistico. (altro…)

Timidezza e assertività: Il comportamento aggressivo – seconda parte

Timidezza e assertività: Il comportamento aggressivo – seconda parte

Pubblicato da: Categorie: assertività
Seconda Parte alla prima parte

Nel comportamento dei soggetti aggressivi sono riscontrabili diverse carenze nella capacità di risolvere problemi di carattere relazionale e valutativo, Spivack con la sua squadra di ricerca ne ha individuati cinque:

Gino Severini – sintesi della idea guerra

mancanza di capacità nell’individuare soluzioni comportamentali alternative a quelle aggressive; mancanza di capacità nel valutare le conseguenze derivanti dai comportamenti aggressivi, soprattutto nei soggetti che agiscono impulsivamente e nell’infanzia per effetto del loro pensiero sequenziale; mancanza di capacità di individuare il vero agente causante gli eventi sociali che determina errori di valutazione, sotto forma di causa ed effetto, dei rapporti sociali; Valutazione di situazioni problematiche in modo rigido e pregiudiziale; Difficoltà cognitiva nell’elaborazione delle sequenze comportamentali in relazione alla soluzione dei problemi. Le caratteristiche del modo aggressivo degli ansiosi sociali, le possiamo riassumere in questo modo:

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Timidezza e assertività: Il comportamento aggressivo – prima parte

Timidezza e assertività: Il comportamento aggressivo – prima parte

Pubblicato da: Categorie: assertività

Prima Parte

Per evitare fraintendimenti diciamo subito che quando si parla di comportamento ci si riferisce sia a quanto si dice, sia a quanto si fa.

Paul Klee – spettro di guerriero

“Il fattore attraverso il quale possiamo distinguere le diverse modalità di comportamento è individuabile nella “scelta”, un atteggiamento assertivo è il frutto di un’azione volontaria, ragionata e razionale, un individuo che si muove in tal guisa, sceglie, agisce; contrariamente un atteggiamento anassertivo, aggressivo o passivo che sia, non agisce ma reagisce, subisce il comportamento, ne è ostaggio.” [Luigi Zizzari, Il libro dell’assertività, 2° ed. 2023]

Nella normalità, un individuo che si comporta nella modalità aggressiva, mette delle distanze tra sé e gli altri. Possiamo definirla come l’affermazione di sé nel disinteresse assoluto per gli altri. In termini transazionali è del tipo “io sono ok, tu non sei ok”, oppure “io non sono ok, tu non sei ok”. È, in genere, un soggetto sostanzialmente egoista e caratterizzato da una presunta superiorità.

Tuttavia, non bisogna dimenticare che i nostri comportamenti sono il risultato della storia delle nostre esperienze interiori e delle interazioni con l’ambiente sociale. (altro…)

Timidezza e assertività: Il comportamento passivo

Timidezza e assertività: Il comportamento passivo

Pubblicato da: Categorie: assertività, autostima

Le persone timide e quelle afflitte da altre forme di ansia sociale sono sostanzialmente anassertive. I loro comportamenti dominanti si muovono nell’ottica delle modalità passiva o aggressiva.

Paul Delvaux – il silenzio

Il soggetto passivo antepone i bisogni altrui a quelli propri, pensa soprattutto ad accontentare gli altri piuttosto che sé stesso, anche se ciò gli genera sofferenza e insoddisfazione: in termini transazionali è il tipo “io non sono ok, tu sei ok”.

Egli è interessato non al mondo esterno, ma di sé di fronte al mondo esterno; così come si trova a preoccuparsi non di sé, ma di sé di fronte al problema.

È in questa modalità che si presentano gli effetti peggiori, l’essere sostanzialmente accondiscendenti e quindi, subire la volontà altrui e reprimere la propria, subire l’aggressività degli altri come il dileggio, l’ironia, il bullismo, il diventare soggetti che ricevono consigli da altri che si pongono con un ruolo di superiorità. L’essere passivi abbatte parecchio la propria autostima.

Tuttavia non tutti i comportamenti espressi in modalità passiva sono necessariamente espressione di timidezza o di altre forme di ansia sociale. L’anassertività è molto più diffusa delle forme di disagio sociale, è anche

La timidezza e il problema dell’adattamento

La timidezza e il problema dell’adattamento

Pubblicato da: Categorie: I problemi delle persone timide

Da un punto di vista delle funzioni, l’adattamento sociale non è molto dissimile, concettualmente, dall’adattamento all’ambiente delle specie viventi. Se nella vita animale e vegetale, la capacità di adattarsi all’ambiente segna la differenza tra l’estinzione della specie o la sua esistenza, tra la morte e la vita; nell’esistenza sociale di una persona, segna il confine tra un insieme di relazioni soddisfacente e l’esclusione, la solitudine, l’emarginazione. Nel primo caso il problema è l’adattamento a un ambiente fisico e naturale, nel secondo lo è verso un ambiente antropico, fatto di svariate tipologie di relazioni e le loro finalizzazioni tra gli individui.

Boetti Alighiero – mettere al mondo il mondo

In quest’ottica, le forme di ansia sociale si concretizzano nella difficoltà di adattamento sociale, sia pure con variegati gradi di complessità. Infatti, le persone timide hanno difficoltà a relazionarsi efficacemente con gli altri, ad affrontare situazioni suscettibili di valutazioni altrui, nello svolgere mansioni sociali. L’esplicitazione esterna di tale difficoltà, si manifesta per mezzo dei comportamenti, che possono essere elusivi, evitanti, esitanti, impacciati, confusi, in breve non efficaci, non funzionali agli obiettivi dell’individuo che li attua. Sappiamo, però, che i comportamenti sono figli dei pensieri.  Ciò implica che l’esplicitazione este

Quando nella timidezza si pensa di essere senza valore

Quando nella timidezza si pensa di essere senza valore

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Il problema della competenza emerge in tutta la sua tragicità quando è il proprio ruolo sociale a essere ritenuto in gioco; e la grande paura ultima, è quella di ritrovarsi ai margini della società, sia che si tratti di relazioni di tipo economico e/o lavorativo, sia che si tratti di relazioni di tipo affettivo o amicale.

Paul Klee – perso

L’essere umano è un animale gregario. Essere accettati nel consesso sociale di riferimento, essere riconosciuti quali portatori di valori o di funzioni positive, essere considerati amabili, interessanti come persona, è un bisogno che, nelle ansie sociali, assurge al titolo ossessivo di necessità. Questo bisogno-necessità è spesso veicolato culturalmente. Possiamo facilmente ritrovare precetti familiari ispirati alla necessità del primeggiare, a un’esasperata logica di competizione; nell’evitare ossessivamente ogni comportamento difforme dai valori, dai contenuti e dai significati accettati negli ambienti sociali di riferimento.  Precetti, in cui il giudizio altrui, viene assunto come unico metro di valutazione delle qualità dell’individuo. In questi ambienti, si formano i giovani ansiosi sociali, travolti da ritmi e obblighi che non riescono a gestire, o a cui viene negato l’essere, secondo la propria indole. Un’altra trappola per i minori è negli ambienti in cui si sviluppa la logica del confronto con soggetti presi ad esempio; la negazi

Cos’è un pensiero funzionale

Cos’è un pensiero funzionale

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

La nostra mente pensa costantemente senza soluzione di continuità. Lo facciamo anche quando crediamo di non pensare a nulla. Anche divagare con la mente a casaccio è pensare.  Pensare è una attività costante dello stato cosciente della nostra mente ed è anche l’aspetto più significativo dell’evoluzione del cervello nella specie umana.

ogni cosa a suo posto

Da un punto di vista evolutivo la funzione del pensare è l’adattamento alle necessità del vivere come soggetto (corpo mente) calato in una realtà sempre più interpersonale. Infatti, l’aumentata complessità del vivere, per mantenere equilibrio omeostatico ed efficacia nell’adottare strategie funzionali alla vita del corpo mente (o mente corpo), necessitava di nuove capacità adattative. Il processo evolutivo del nostro cervello, in un arco temporale misurabile in un centinai0 di migliaia di anni, ha prodotto come risultato la capacità di andare oltre l’apprendimento, di creare il linguaggio verbale per potenziare le nostre possibilità di interagire nella dimensione interpersonale e migliorare le nostre condizioni di vita. Tuttavia, il pensare non è sinonimo di razionalità.

Spesso i nostri pensieri seguono i tumulti emotivi suscitati dai ricordi, lontani o vicini, dal presente che stiamo vivendo o dal futuro assai prossimo che dobbiamo fronteggiare. Le emozioni, per loro natura, non sono esperienze razionali, ma espre