Timidezza e bisogno di controllo

Timidezza e bisogno di controllo

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali
Come avrete notato, da alcuni mesi, sto trattando di aspetti specifici e particolari, tipici delle forme di ansia sociale e dei disturbi dell’umore. Tutti questi aspetti, come quello di cui tratterò oggi, sono operativi nei comportamenti e sono impliciti in gran parte dei pensieri. In comune hanno il fatto di non raggiungere uno stadio di consapevolezza e nemmeno di coscienza, in parole povere, i soggetti ansiosi, e quindi anche le persone timide, non hanno la benché minima idea che nella loro mente vi siano di queste dinamiche mentali, né si rendono conto che i loro comportamenti obbediscono alle leggi di tali dinamiche. Giorgio Celiberti – uccello nella gabbia Le persone afflitte dall’ansia sociale non fanno altro che tentare di proteggersi da quelle che considerano le conseguenze nefaste di ciò che sono convinti di essere, o delle carenze che ritengono di avere. Le credenze disfunzionali, e cioè, quelle che ho più volte definito come interpretazioni emotive della realtà, condizionano a tal punto la vita pratica dei soggetti timidi e degli ansiosi sociali, da rendere la loro esistenza, una sorta d’incubo romanzato.  Queste inducono a percepire gli eventi, in qualità di soggetto sociale, come una selva piena d’insidie: pericoli, rischi, considerati o vissuti emotivamente come futuro prossimo e remoto certo e inesorabile. Le attività cognitive previsionali delle persone ansiose contemplano sempre prospettive negative, e queste conducono sistematic
Il sentimento della perdita nella timidezza

Il sentimento della perdita nella timidezza

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Quello della perdita può essere definito come quel sentimento che esprime il rischio di trovarsi nella condizione di essere soli, esclusi, emarginati, discriminati. La perdita è, pertanto, il venir meno di un riconoscimento sociale positivo, di relazioni interpersonali più o meno stabili, di un ruolo sociale attivo e/o produttivo. Dunque, l’oggetto di tale sentimento è ciò che si perde, cioè, la faccia, l’amore, l’amicizia, il rapporto di conoscenza, il ruolo sociale. Bocklin Arnold – the isle of the dead Negli individui timidi, il rischio della perdita può essere collegato a uno o più ambiti del sistema di credenze che possiamo suddividere in tre indirizzi: La definizione del sé, intesa nella sua valenza sociale e, dunque, in ragione delle abilità nelle relazioni sociali, delle capacità di far fronte efficacemente a situazioni in cui si riveste un ruolo sociale o di relazione, e in cui si può essere sottoposti a giudizi altrui, all’essere o meno amabile o meritevole di amore, all’essere o meno interessante o attraente come persona. La definizione dell’altro, nel senso della generale inclinazione alla disponibilità o meno nei confronti altrui e delle diversità, della generale propensione o meno all’accettazione, della generale tendenza al giudizio. La definizione del mondo inteso come consesso sociale con proprie regole, principi e costumi che possono determinare l’inclusione o l’esclusione sociale. È
Timidezza e pensiero giudicante – 2° parte

Timidezza e pensiero giudicante – 2° parte

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  Premessa introduttiva Sappiamo che le credenze sono modelli interpretativi del mondo reale. Quelle che riguardano l’ansia sociale, e quindi anche la timidezza, sono le credenze relative ai modelli interpretativi del sé, degli altri, del mondo sociale. Sappiamo anche che tali credenze si manifestano attraverso i pensieri e questi, a loro volta, attraverso i comportamenti (cioè quello che si dice e quel che si fa). Lucas Cranach – il giudizio di paride I pensieri, nel dialogo interiore, possono manifestarsi in diverse forme: in quella verbale, cioè fatta attraverso le parole e che è la forma più abituale, sotto forma d’immagini mentali, fisse o in movimento, nella forma di puro atto di coscienza.  Al di là della forma, la funzione dei pensieri si distingue in relazione alla fase del processo cognitivo in cui si attivano. Tale processo può essere sinteticamente suddiviso in:  Interpretazione dell’evento. Valutazione dei propri mezzi per farvi fronte. Previsioni delle conseguenze in merito ai comportamenti ipotizzati o in merito all’evento in sé. Scelta e decisione dei comportamenti come risposta agli stimoli ricevuti. Il pensiero giudicante nell’ansia sociale Il pensiero giudicante entra sia nella fase di valutazione dei mezzi per far fronte agli eventi, sia nelle fasi di previsione degli esiti e delle conseguenze, è fattore influente e vincolante nella scelta e decisione dei comportamenti.  La società umana, sia per cultura o costume, si
Timidezza e pensiero giudicante – 1° parte

Timidezza e pensiero giudicante – 1° parte

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Sia nelle forme di ansia sociale che nei disturbi dell’umore, come la depressione, i pensieri automatici negativi sono spesso caratterizzati dalla loro natura giudicante. Bruno Ceccobelli – io centro È vero anche che i pensieri negativi giudicanti possono essere diretta espressione di credenze di base piuttosto che una derivazione mediata di queste ultime. L’assegnazione dei giudizi insiti nelle attività mentali, alla classe dei pensieri automatici negativi o all’espressione diretta del sistema di credenze, dipende sia dal contesto situazionale che induce tali risposte mentali, sia dalla tipologia delle risposte stesse. Il pensiero giudicante si presenta come valutazione che riguarda la globalità della persona, ha quindi carattere di valutazione generale che delinea assunti fondamentali e può manifestarsi in diverse forme: Come giudizio diretto, in tal caso la forma globale di giudizio, fa sì che sia caratterizzata da frasi nette e sintetiche che contengono, in sé, tutto il senso emotivo della percezione di sé stessi. Quando queste coincidono con le credenze di base, assumono anche valore incondizionato. Questi pensieri giudicanti sono del tipo: “sono un fallito/a”, “sono stupido/a”, “sono ripugnante”, “sono un vero coglione”, “sono un essere inutile”, “sono noioso/a”, “sono cattivo/a”, “sono una nullità”, “non sono amabile”, “s
La timidezza e l’arrossire

La timidezza e l’arrossire

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Da un punto di vista neurologico sappiamo che questa manifestazione, che rappresenta nella cultura simbolica collettiva, la timidezza, è correlata a un aumento delle attività dell’amigdala, che è una struttura del sistema limbico, ed è deputata alla gestione delle emozioni e interagisce nei processi di comparazione tra gli stimoli che riceve e le esperienze trascorse. Lawrence Alma Tadema – la timidezza Secondo alcuni studiosi, la colorazione rossa, è una cortina tendente a coprire la parte del corpo più esposta alla comunicazione sociale, ma paradossalmente, produce l’effetto opposto, rendendo evidente un forte stato emotivo. L’arrossire è dunque la manifestazione fisica di uno stato emotivo che generalmente esprime una condizione di vergogna o d’imbarazzo.  Quando si manifesta questo fenomeno, la persona timida, può vivere particolari esperienze che sono sostanzialmente classificate in tre forme:  Il desiderio di scomparire, diventare invisibile; il timido in questa condizione si sente sprofondare, diventare un’entità infinitesimale, ridicolo, insignificante, può anche provare il sentimento dell’umiliazione. La pietrificazione, il sentirsi o l’essere bloccati, l’irrigidirsi, sensazioni che possono anche essere accompagnate da sudorazione; il soggetto timido, non sa come reagire, si sente incapace di rispondere in quella circostanza. Il senso di nudità, la persona timida è cosciente del carattere evidente di
Le cause della timidezza: stili parentali

Le cause della timidezza: stili parentali

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Ho più volte sottolineato come l’ambiente familiare sia quello che più di ogni altro fattore incide nella formazione delle varie forme di ansia sociale. Bortolossi Walter – la casa perfetta di tagore A favorire lo svilupparsi di questi tratti ansiosi della personalità sono sia il fare che il dire, cioè, da una parte gli atteggiamenti posturali, le mimiche facciali, le azioni fisiche svolte nei confronti dei minori; dall’altra le frasi di rimprovero, di ricatto, d’induzione ai sensi di colpa, i motti, i precetti morali ed etici. Esiste, dunque, un repertorio dei comportamenti familiari, le cui forme, ripetute nel tempo, affluiscono nella mente del bimbo andando a costituire quell’insieme di conoscenze ed esperienze che partecipano, significativamente e in modo determinante, al processo di formazione della definizione del sé, degli altri e del mondo. Definizioni che vanno poi a caratterizzare le varie forme di timidezza che possono svilupparsi. Sebbene i genitori siano le figure che maggiormente incidono nella formazione delle credenze e della personalità dei bambini, non sono rari i casi in cui, altre figure parentali sono partecipi di tali processi formativi, come ad esempio zii e zie, nonni e nonne, cugini e cugine e via dicendo. (altro…)
Aspetti della timidezza: la ruminazione

Aspetti della timidezza: la ruminazione

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Quando un ansioso sociale fa i conti, nel suo dialogo interiore, con un evento che ha vissuto con ansietà o in modo non soddisfacente, rivisita con una certa insistenza gli avvenimenti, è mosso implicitamente o esplicitamente, dal desiderio di trovare soluzioni alla problematica emersa e che sente di dover risolvere.  Comincia, così, a ruminare sugli avvenimenti, cerca di capire dove ha sbagliato, perché. Come intenzione è un modo di fare piuttosto normale, ma più si rumina sugli eventi, più vi si gira intorno senza trovare soluzioni. È un incartarsi costante.  Paul Delvaux – la citta inquieta Ciò accade perché le attribuzioni di causa e significato risentono marcatamente delle modalità interpretative dei fatti e queste sono, a loro volta, condizionate in modo determinante dai propri modelli cognitivi di definizione di sé, degli altri e del mondo. La lettura degli eventi, nelle persone timide, negli ansiosi sociali in generale, è interpretazione emotiva della realtà, i fatti non vengono valutati nella loro oggettività, ma secondo le impressioni, sensazioni, paure e sentimenti, seguendo cioè gli impulsi emotivi. Il risultato è che il pensiero oggetto del ruminare, tende a stazionare sempre sugli stessi concetti, sulle stesse immagini mentali, sugli stessi puri atti di coscienza. Quel che accade, è che il tentativo di trovare soluzione, si trasforma in un continuo pensare e ripensare all’evento oggetto dell’attenzione, e questo fa prec
Test sul livello di tensione sociale per timidi e fobici

Test sul livello di tensione sociale per timidi e fobici

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Ogni forma di ansia sociale genera uno stato di ansia e di disagio nel vivere diversi tipi di situazioni, ma produce anche  una cattiva percezione di sé stessi. Ciò è vero sia per le persone timide, sia per gli individui che soffrono di fobia. Il test che vi presento è adatto per chi è afflitto sia da forme di timidezza che di fobia. Si tratta di un semplice test utile, sia a chi è già in psicoterapia, e in tal caso, serve a valutare i risultati raggiunti e misurare i progressi che ci sono stati, sia a coloro che vogliono farsi un’idea di quale sia il grado di tensione  generale rispetto al vivere situazioni sociali di vario tipo. Per la valutazione devi assegnare a ciascuna risposta un punteggio la scala di valori che segue: mai = 0;  a volte = 1;  il più delle volte = 2;  spesso = 3;  sempre = 4 Poi somma i punteggi.  Se la somma è inferiore a 10, vuol dire che c’è parecchio da lavorare. Se il punteggio totale è tra 20 e 30, rasenti la sufficienza, ma ci sono aspetti da migliorare. Se superi 30, sei ok  
Aspetti della timidezza: l’indecisione

Aspetti della timidezza: l’indecisione

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Sono molti i timori che possono affliggere una persona timida: di sbagliare, di essere giudicati negativamente dagli altri, di recare fastidio o disturbo agli altri, del fallimento, di subire un rifiuto, che possa emergere in modo evidente il proprio disagio o lo stato ansioso, di apparire goffi, imbranati, ridicoli, inabili, incapaci, di non piacere, di non essere considerati attraenti o interessanti come persona. Marc Chagall – guerra Queste paure sono figlie di convincimenti interiori profondi, le credenze, che delineano: Un’identità di sé definita in termini negativi sotto il profilo delle abilità e capacità nelle attività in cui si è un soggetto sociale, quindi, nelle relazioni amicali, nei rapporti di lavoro, nelle varie forme e tipologie di comunicazione interpersonale, nell’esecuzione di performance di vario genere in presenza di altri, nell’esercizio di funzioni di cui dar conto, in breve in tutte le attività sociali. Il considerare gli altri come soggetti indisponibili o escludenti, oppure come individui non affidabili o portatori di valori decadenti o contrapposti a quelli propri del soggetto timido. Considerare, in senso univoco, il mondo degli uomini come un ambiente ostile, insidioso, escludente, dominato da usanze e culture intenti ad isolare le diversità. Partendo da queste convinzioni sostanzialmente inconsce, gli individui timidi finiscono col costruire pensieri reiterati nel tempo, che diventano ben presto abituali sino a
Meditazione consapevole e accettazione – parte seconda

Meditazione consapevole e accettazione – parte seconda

Pubblicato da: Categorie: accettazione, Affrontare l’ansia sociale e la timidezza
Nella parte prima ho trattato di due dei tre elementi di base interdipendenti  della  mindfulness  e dell’accettazione.  Oggi tratterò del terzo e di cosa s’intende per meditazione consapevole. Il restringimento del repertorio comportamentale  Rene Magritte – scoperta Così come le credenze disfunzionali sono rigide e prevedono un numero molto ristretto di opzioni interpretative degli eventi e di sé stessi, anche i comportamenti delle persone soggette all’ansia sociale, hanno un repertorio comportamentale molto ristretto.  L’abitudine ad attuare comportamenti evitanti non danno spazio all’apprendimento o all’esercizio di altri modelli di comportamento.  Sia il mancato apprendimento, sia il mancato esercizio, fanno sì che l’insieme dei comportamenti in uso si restringono a pochi modelli che diventano, per il soggetto ansioso, atteggiamenti standard e, in gran parte, automatici. Ciò è dovuto al fatto che gli individui, soggetti alle varie forme d’ansia sociale, tendono ad attuare quel repertorio dei comportamenti che permette loro di evitare d’incorrere in esperienze di sofferenza.  Va ricordato e sottolineato che questa tarantella accade perché l’individuo, memore delle esperienze trascorse, durante il processo di previsione degli eventi, associa alle esperienze sofferte, la situazione presente che sta valutando, in questo modo si verifica il fenomeno della fusione psichica, cioè rivive emotivamente l’e