Pensare in modo possibilista

Pensare in modo possibilista

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1 Timidezza e interpretazione

2 Le modalità del pensare

1.2 Il pensare negativo

2.2 Il pensare positivo

3.2 Il pensare possibilista

1 Timidezza e interpretazione

Timidezza e ansia sociale hanno le loro radici nell’interpretazione degli eventi, delle situazioni, dei comportamenti.

Joan Miro – metamorfosi

L’attribuzione di causa e di significato, che concorre nel processo interpretativo degli avvenimenti, in quanto attività di pensiero, è una variabile dipendente non solo dalla storia propria esperienziale della persona timida, ma anche e soprattutto, dagli stati emotivi vigenti al momento dell’esperienza da interpretare. Negli ansiosi sociali anche la storia esperienziale è fortemente caratterizzata dagli stati emotivi, e ciò rende ancora più radicale la loro tendenza a pensare con ragionamento emotivo. Ma cosa comporta il ragionamento emotivo?

Un fattore determinante è senz’altro l’assegnazione del carattere probante a tutto ciò che è di esclusiva pertinenza del dominio personale e, in particolar modo, ai pensieri, alle emozioni, ai sentimenti.

Nel momento in cui queste attività, frutto del dialogo interiore, assumono carattere probante, i dati di fatto, propri della realtà, perdono la loro valenz

Meditazione consapevole e accettazione – parte seconda

Meditazione consapevole e accettazione – parte seconda

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Nella parte prima ho trattato di due dei tre elementi di base interdipendenti  della  mindfulness  e dell’accettazione.  Oggi tratterò del terzo e di cosa s’intende per meditazione consapevole.

Il restringimento del repertorio comportamentale 

Rene Magritte – scoperta

Così come le credenze disfunzionali sono rigide e prevedono un numero molto ristretto di opzioni interpretative degli eventi e di sé stessi, anche i comportamenti delle persone soggette all’ansia sociale, hanno un repertorio comportamentale molto ristretto.  L’abitudine ad attuare comportamenti evitanti non danno spazio all’apprendimento o all’esercizio di altri modelli di comportamento.  Sia il mancato apprendimento, sia il mancato esercizio, fanno sì che l’insieme dei comportamenti in uso si restringono a pochi modelli che diventano, per il soggetto ansioso, atteggiamenti standard e, in gran parte, automatici.

Ciò è dovuto al fatto che gli individui, soggetti alle varie forme d’ansia sociale, tendono ad attuare quel repertorio dei comportamenti che permette loro di evitare d’incorrere in esperienze di sofferenza. 

Va ricordato e sottolineato che questa tarantella accade perché l’individuo, memore delle esperienze trascorse, durante il processo di previsione degli eventi, associa alle esperienze sofferte, la situazione presente che sta valutando, in questo modo

Meditazione consapevole e accettazione – parte prima

Meditazione consapevole e accettazione – parte prima

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Con quest’articolo e con quello che seguirà, tratterò di acceptance e mindfulness, nuove tecniche psicoterapeutiche emerse, da qualche decennio, all’interno della psicologia cognitiva.

Questi modelli, pur partendo dagli assunti teorici di base della terapia cognitiva, concentrano l’attenzione terapeutica non sui contenuti espressi da credenze e pensieri automatici, bensì ai processi mentali, ponendo l’accento sulla libertà di scelta e il perseguimento degli obiettivi personali.

Si fondano su tre elementi di base strettamente collegati tra loro: la relazione con le proprie esperienze interne, l’evitamento esperienziale, il restringimento del repertorio comportamentale.

La relazione con le proprie esperienze interne

René Magritte – presenza della mente

Un fenomeno piuttosto tipico che ciascuno di noi sperimenta nella propria vita, è l’identificazione di sé con i propri pensieri, emozioni, immagini mentali o sensazioni fisiologiche, cioè con l’insieme delle proprie esperienze interiori. Per comprendere meglio questo concetto, basta pensare a quando ci capita di tornare, con la mente, al ricordo di esperienze passate: comportamento ed emozioni sono proiettate in quella dimensione temporale, tale che ne riviviamo la tragicità o la piacevolezza, sul nostro viso può abbozzarsi un sorriso o un’espressione triste.

Il senso e l’importanza dell’accettazione per la timidezza e l’ansia sociale – seconda parte

Il senso e l’importanza dell’accettazione per la timidezza e l’ansia sociale – seconda parte

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SECONDA PARTE

Sia la psicoterapia cognitivo comportamentale di prima e seconda generazione, sia quella di terza generazione, non si dispiegano nella logica del muovere “contro” ma “verso”.  Coloro che hanno vissuto l’esperienza della psicoterapia cognitivo comportamentale avranno notato che non si punta certo alla repressione di idee e comportamenti disfunzionali, ma a verificare la validità o utilità di pensieri e comportamenti o ad apprendere a convivere con i contenuti disagianti decentrandoli e de-identificandosi con le proprie esperienze interne.

Paul Delvaux – il dialogo

Porsi nella logica del muovere “contro”, comporta  un’attività mentale tutta orientata a ciò che si vuole rimuovere e che implica, inevitabilmente, lo stazionamento del pensiero proprio su quanto si vuole abbandonare. In parole povere ci si dà la zappa sui piedi. Infatti, la timidezza, o l’ansia sociale in generale, e con essa i pensieri disfunzionali che la caratterizzano, restano il tema centrale delle proprie attività mentali. Ciò significa che tutto ciò che è disfunzionale (pensieri e comportamenti) resta attivato e operante. Anche di questo fenomeno non si ha consapevolezza.

È importante puntare a una decentralizzazione dei pensieri disfunzionali. Fare, cioè, in modo che i pensieri automatici negativi perdano la

Il senso e l’importanza dell’accettazione per la timidezza e l’ansia sociale – prima parte

Il senso e l’importanza dell’accettazione per la timidezza e l’ansia sociale – prima parte

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PRIMA PARTE

Quest’articolo e quello che segue, nasce da lettere e commenti al blog, nei quali si evince una difficoltà nella comprensione del senso del ricorso all’accettazione. Un mio gentile lettore ha recentemente commentato con questa frase: “come è possibile accettarsi, se la timidezza di per sé è una cosa del tutto negativa?”  Comprendo perfettamente la difficoltà che può provare una persona timida, o comunque soggetto a una qualsiasi forma di ansia sociale, nel considerare l’accettazione come qualcosa di antitetico al desiderio di liberarsi dalla propria condizione limitante. Infatti, tale pratica è di difficile attuazione, ma non impossibile, per chi vive condizioni di disagio nel mondo delle relazioni umane.

Salvador Dalì – il miele è più dolce del sangue

Per chiarire meglio il senso dell’importanza dell’accettazione, mi sembra opportuno svolgere delle considerazioni secondo due aspetti essenziali, uno è legato all’esperienza della ricerca clinica, l’altro è il senso e il significato dell’accettazione.

Diciamo subito due cose di base:

La non accettazione della propria forma di sofferenza interiore, e in definitiva di sé stessi, è un portato dell’ansia sociale stessa. La condizione dell’essere soggetti all’ansia sociale, alla timidezza, è generata dai pensieri disfunzio
L’accettazione come conquista dell’autostima

L’accettazione come conquista dell’autostima

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Il modo di percepire la propria persona come soggetto sociale in termini di capacità, abilità, amabilità, potenzialità, determina il livello di fiducia che un individuo ha, verso sé stesso.  Egli può operare delle scelte (o non scelte) e attuarne i comportamenti conseguenti, facendo affidamento sulle proprie qualità la cui valutazione è espressa dal grado di autostima.

Dali – nascita di un nuovo mondo

Tuttavia, l’autostima non  esprime necessariamente il valore oggettivo di un individuo, proprio perché questi si affida alla percezione di sé, che è sottoposta a fattori emotivi contingenti o di fondo e, principalmente, alle credenze di base cui fanno riferimento tutte le attività cognitive.

Se le credenze non sono percepite in modo diretto dal livello cosciente, l’autostima è una valutazione dello stato cosciente: essa, in un certo senso, è la sintesi delle credenze di base espresse in termini di valore.

L’autostima rappresenta solo le convinzioni interiori del valore personale ma non la propria oggettività.

(altro…)

Come si affronta la timidezza?

Come si affronta la timidezza?

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La premessa.  

La timidezza è una condizione mentale che percepisce, interpreta, valuta e prefigura gli eventi come momenti di rischio fortemente penalizzanti per sé stessi, che si manifesta, all’esterno, con comportamenti inibiti e rinunciatari, in genere accompagnati da stati d’ansia.

Pablo Picasso – il pasto del cieco

A determinarne e caratterizzarne le varie forme con cui si manifesta sono, da un lato, un apparato cognitivo disfunzionale, dall’altro i comportamenti abituali acquisiti e derivanti dalle disfunzioni cognitive.

Benché, nella maggior parte dei casi, le persone timide sanno di esserlo, essa viene percepita e considerata, a livello di consapevolezza, per via dei sentimenti negativi che provano verso sé stessi e gli effetti penalizzanti che vivono sulla propria pelle come conseguenza della propria timidezza. Quando la persona timida tenta di dare una spiegazione logica alla sua condizione, lo fa costruendo la propria analisi con pensieri disfunzionali o su aspetti derivati. Ciò accade perché le credenze disfunzionali cui accennavo, risiedono ad un livello inconscio e pertanto non facilmente accessibile.

Le credenze si concretizzano per mezzo dei pensieri e, questi, si distribuiscono sostanzialmente su tre livelli di profondità. 

Al livello più profondo corrispondono i pensieri che sono l’espressione delle credenze di base, queste ha
Pensiero funzionale e pensiero realistico, strumenti per la timidezza

Pensiero funzionale e pensiero realistico, strumenti per la timidezza

Pubblicato da: Categorie: Affrontare l’ansia sociale e la timidezza, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Le credenze si esprimono attraverso i pensieri, ma le credenze disfunzionali producono pensieri e comportamenti disfunzionali, cioè poco adatti a fronteggiare gli eventi.

Una persona timida, nel momento in cui si trova a dover affrontare una situazione che le procura disagio, nelle sue varie forme espressive, vede pervadere la propria mente, da pensieri o  immagini mentali ispirati a pessimismo e negatività. Nel suo dialogo interiore, il soggetto timido, valuta le proprie competenze, capacità, abilità, attraibilità, cioè i mezzi che è capace di mettere in campo.  Avendo credenze che lo descrivono carente proprio in questi aspetti, le sue attività di previsione, sugli esiti delle sue ipotetiche azioni desiderate o considerate ideali, in risposta agli eventi cui deve far fronte, si dirigono verso valutazioni negative.

Abate Alberto – psiche 1995

Ciò accade perché il suo pensiero tende al pessimismo, a considerare i propri, come comportamenti inefficaci, destinati all’insuccesso certo e le cui conseguenze destinate a determinare il suo fallimento non soltanto relativo a quell’evento specifico, ma all’interezza della sua stessa persona. L’insuccesso in una singola circostanza è posta come emblema della globalità di sé stessi.  Il pessimismo caratterizzante i pensieri degli individui timidi sono il risultato di un processo cognitivo basato sulle informaz

Sei timido? Ansioso? Pratica l’accettazione.

Sei timido? Ansioso? Pratica l’accettazione.

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Partiamo dalla non accettazione

Te lo sei mai detto? Sono noioso, sono un incapace, sono un fallito, sono un perdente, sono inferiore agli altri, non sono buono a niente, sono inaccettabile, non sono una persona attraente, non sono un tipo normale, mi faccio schifo, sono stupido, sono una nullità, mi faccio pena, sono proprio un cretino, sono brutta, che corpo di schifo che ho, sono un mostro. Queste sono alcune delle frasi di autocondanna, autocensura, auto bocciatura, autocritica, auto offesa, auto disprezzo, che un ansioso sociale tende a rivolgersi, e che esprimono, da una parte, un insieme di credenze su se stessi di segno negativo e, dall’altra, un forte sentimento di rifiuto della propria persona in termini di carattere, personalità, fisicità, abilità sociali e lavorative. 

 

Magritte – Il Doppio Segreto

La persona timida, l’ansioso sociale in genere, quando si convince di non avere meriti, né arti, né capacità, si giudica in negativo ed è la più cattiva critica di sé stessa. Precipita in un conflitto interiore, in cui l’istinto di conservazione non riesce a indurre una gestione equilibrata con la coesistenza di un sentimento di odio, che permea e condiziona la vita emotiva e i comportamenti delle situazioni ansiogene, in primo luogo, e nell’insieme del quotidiano come effetto riflesso.

“L’auto criticarsi e l’auto biasimars

Utilità e danno delle conversazioni banali

Utilità e danno delle conversazioni banali

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Molte volte incontrando un conoscente si esordisce con frasi del tipo: “Ciao, come stai?”, “hai visto che bella giornata?”, “come vanno le cose?”, “tutto bene?”; così come sovente le conversazioni vertono su argomenti leggeri come lo sport, il cinema, il clima, il pettegolezzo.

Il linguaggio verbale non sempre ha lo scopo di esprimere sensi e significati, idee e pareri. Ad esempio, nel caso delle tipiche frasi d’esordio, il linguaggio verbale è proteso a stabilire un contatto, a rompere il ghiaccio, a trasmettere il desiderio di relazione, in questi casi il contenuto dell’escursione verbale equivale a implicite dichiarazioni d’intenti, di apertura all’esterno, di disponibilità, pertanto quel che si dice, ha un’importanza relativa, oppure non l’ha affatto, perché lo scopo è di dare l’avvio ad una situazione relazionale.

Le cose sono diverse a conversazione già iniziata. Gli argomenti leggeri sussistono per una serie di condizioni:

Pompei – Villa del Cicerone

Quando parte o tutti i soggetti relazionanti sono orientati a vivere momenti di svago o relax.  Quando c’è una scarsa conoscenza degli interlocutori; in tal caso risulta difficile individuare gli argomenti graditi agli altri.  Quando gli individui presenti sono psicologicamente restii ad esprimere pareri, emozioni o sentimenti.  Quando l’introduzione di un