Immaginazione e timidezza

Immaginazione e timidezza

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Il ricorso alla fantasia e all’immaginazione delle persone timide, e degli ansiosi sociali in generale, assume quasi sempre connotati riconducibili a quelle carenze che essi ritengono di avere. Infatti, scaturiscono dal percepirsi come non adeguati in attività relative al campo delle relazioni umane e sociali. In genere, rappresentano un desiderio di riscatto e conquista di una credibilità, agli occhi degli altri, che pensano di non avere, o anche di non aver mai avuto.  Queste persone giungono a creare dei veri e propri film mentali, in cui il soggetto stesso è protagonista, ora sottinteso, ora esplicito.

Salvatdor Dali – dislocazione dei desideri

Il desiderio di protagonismo attivo è, spesso, espresso attraverso figure eroiche o fortemente determinati e punto di riferimento assoluto per gli altri. Capita anche che, a rappresentare sé stessi nella costruzione immaginaria, siano più personaggi. In questi casi la personalità si sdoppia a significare da un lato le fragilità proprie e, dall’altro, di un sé libero da debolezze o forme d’incapacità. È un po’ come mettere in scena, positività e negatività, esclusione sociale e protagonismo, sentimento di perdita e volontà di riscatto, realtà emotiva e realtà oggettiva, anche se quest’ultima assume più che altro le caratteristiche del desiderio. In questi contesti immaginativi, gli altri possono anche assumere il

La non assunzione di responsabilità nella timidezza

La non assunzione di responsabilità nella timidezza

Pubblicato da: Categorie: assertività, I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide, I problemi delle persone timide

Ogni nostra azione è una scelta, anche quando non si agisce, in realtà, si compie una scelta.  Quando si evita una situazione, o la si elude, o si sceglie la fuga, oppure ci si estranea, si opera una scelta, quella di non avere un ruolo attivo nel sistema di relazioni interpersonali.

Rene Magritte – la cuccetta incosciente

La non decisione è una scelta rinunciataria, passiva, tuttavia, essa non perde, né evita la comunicazione, semplicemente perché come dice Watzlawick, non è possibile non comunicare, qualsiasi cosa si faccia o non si faccia, si comunica, indipendentemente dalla nostra volontà.

I comportamenti di rinuncia hanno, intrinsecamente, una peculiarità sociale: la non assunzione di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.  I comportamenti evitanti e gli altri similari, hanno l’obiettivo di non assumere il rischio dell’interazione sociale, pertanto, nel caso in cui gli eventi non sono favorevoli, si rifugge dalla possibilità di dover fare i conti con gli altri o con la propria persona, con gli scheletri nel proprio armadio. Di ciò l’ansioso sociale non ha consapevolezza poiché si tratta di processi automatici. Il soggetto timido si preoccupa soprattutto di ciò che appare evidente alla sua attenzione, quindi l’ansia fisiologica ed emotiva, le emozioni come la vergogna e la paura.  Nel continuo limitarsi, nascondersi, privarsi, egli c

Le abilità sociali

Le abilità sociali

Pubblicato da: Categorie: assertività, La comunicazione

La competenza sociale o assertiva è data dall’abilità di un individuo nel riuscire a comunicare in modo aperto e chiaro con gli altri, riuscendo a soddisfare bisogni, diritti, motivazioni e aspirazioni con fare ragionevole senza procurare danno a istanze simili degli altri individui. Si esplica attraverso il repertorio sociale della persona che è costituito da elementi di espressione verbali e non verbali.

Renato Guttuso – liberté, egalité, fraternité

L’abilità sociale è, dunque, la capacità di utilizzare in modo efficace i canali della comunicazione interpersonale. Essa è il fattore motore dell’agire individuale nella socialità umana.

Cominciamo ad apprendere queste competenze sin dalla nascita, a partire dalla relazione con le figure di riferimento familiare, è un processo che dura tutta la vita, le cui fasi fondamentali, si dispiegano dall’età neonatale a tutta l’adolescenza, da zero a vent’anni.

Nelle persone timide, il proprio repertorio sociale è generalmente piuttosto ridotto se non assente, ciò è motivo di ulteriore disagio poiché rendendo difficile la comunicazione e l’espressione di sentimenti, emozioni e idee, limita fortemente la costruzione di relazioni sociali. La carenza di abilità sociali è povertà di capacità assertive. Le cause di tali insufficienze sono di carattere cognitivo e comportamentale, vale la pen

Comunicazione verbale e assertività

Comunicazione verbale e assertività

Pubblicato da: Categorie: assertività, autostima, La comunicazione

Le persone timide, così come accade in tutte le forme di ansia sociale, hanno generalmente scarse abilità nelle comunicazioni verbali. Problemi che i soggetti timidi vivono con notevole disagio che induce, in loro, ad avere comportamenti astensionisti nelle situazioni di gruppo in cui vi sono attività conversative. 

Max Ernst – la prima parola chiara

L’astensione verbale nelle attività discorsive non è, però, l’unico effetto di tale disagio; infatti, l’individuo timido tende a sviluppare disinteresse verso molte tipologie di conversazione e temi di discussione, soprattutto verso gli argomenti leggeri e d’intrattenimento in cui maggiormente si manifesta la difficoltà comunicativa. 

Altro fenomeno indotto è l’estraniazione mentale dal contesto, l’ansioso sociale comincia a macinare pensieri che nulla hanno a che vedere con la discussione in atto, attività tipica delle persone che stanno da sole. 

Insieme al disinteresse talvolta si sviluppa un sentimento di repulsione verso alcune tipologie di conversazione, generalmente, nei confronti delle chiacchierate frivole e su cui, il soggetto timido, costruisce teorie riguardanti il loro scarso valore culturale, la banalità, l’inutilità; a essere oggetto di queste teorie finiscono con l’essere anche le persone coinvolte in queste chiacchierate e considerate superficiali.  Le teorizzazio

Assertività: a chi serve

Assertività: a chi serve

Pubblicato da: Categorie: assertività

 

Essendo una struttura logica finalizzata alla gestione efficace dei rapporti interpersonali e una forma etica che ne delinea obiettivi e limiti, l’assertività è utile a tutti.

 

Miranda Di Massimo – libertà

Per comprendere meglio la sua utilità, basta pensare ai comportamenti più usuali che vengono attuate dalle persone, il comportamento passivo, quello aggressivo e quello manipolativo. Ciascuna di queste forme di comportamento producono ripercussioni negative  su chi le attua, soprattutto nel medio e lungo periodo, l’effetto boomerang colpisce non solo la propria auto considerazione, con le ovvie implicazioni che riguardano il sistema cognitivo, ma anche la qualità dei rapporti con le persone con le quali si è o si entra in relazione.

L’assertività può essere uno strumento integrativo per chi vuole migliorare le proprie abilità relazionali, correggere alcune peculiarità espressive proprie, per conoscere meglio se stessi. Serve alle persone timide, introverse, ansiose, che hanno difficoltà nel relazionarsi con le persone, a destreggiarsi in varie situazioni, che hanno paura nell’esprimere sentimenti e idee. In ambito psicoterapeutico, questa tecnica è affiancata alla desensibilizzazione sistematica, in modo di superare sia i processi ansiogeni sia quelli comportamentali. Serve alle persone con gravi deficit comportamentali.

Cor

Cos’è l’assertività: perché

Cos’è l’assertività: perché

Pubblicato da: Categorie: assertività

Con la nascita e l’affermazione del comportamentismo e delle teorie cognitive, si aprono nuovi scenari nella comprensione della mente umana e nei processi di apprendimento dei modelli di comportamento. I ricercatori di queste due scuole di pensiero della psicologia si resero ben presto conto che parte dei problemi collegati ai disagi sociali, relativi al mondo delle relazioni interpersonali, erano da addebitare a un mancato o insufficiente apprendimento di modelli di comunicazione.

Umberto Boccioni – Stato mentale

Molti soggetti che vivono il disagio dell’ansia sociale, nelle sue varie forme, mostrano carenze nella capacità di comunicare in modo efficace, di esprimere emozioni e sentimenti, proprie idee e pensieri, di partecipare in modo attivo alle conversazioni. Tali carenze hanno posto in evidenza che gli individui soggiogati da queste condizioni, per lo più non sanno come operare, cosa e come dire, quali forme espressive usare, quando utilizzarle, quali sono i limiti e gli eccessi.

Dinanzi all’emergere di queste problematiche, la ricerca di forme terapeutiche che potessero farvi fronte, integrandosi con gli interventi di risanamento cognitivo e comportamentale, individuò i primi elementi fondanti dell’assertività.

Se Salter, nel 49, ne delinea il primo profilo, Wolpe – oltre a coniarne il nome e a dare una prima chiara definizione – ha il merit

Cos’è l’assertività: i principi ispiratori

Cos’è l’assertività: i principi ispiratori

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Il concetto di assertività può esprimersi in questo modo: affermare ed esprimere se stessi e i propri diritti senza ledere quelli degli altri.

Eugène Delacroix – La Libertà che guida il popolo

L’assertività nasce come strumento e tecnica per far fronte a carenze nell’apprendimento di forme della comunicazione e dei comportamenti sociali all’interno delle relazioni interpersonali. Nel corso del tempo, l’assertività ha acquisito valore culturale, tanto da essere oggi considerata anche una filosofia di vita.

In questo primo articolo sull’assertività parlerò di questo. Inizio proprio dei suoi principi, perché senza comprenderne i significati e i sensi che la ispirano, i modi operativi, le tecniche, e gli esercizi che le hanno dato vita, non possono sortire alcun risultato positivo. Ciò perché applicare modalità comportamentali e tecniche proprie dell’assertività in modo meccanico, genera comportamenti asettici incomprensibili, scollegati con la realtà umana e sociale delle persone con cui si entra in relazione, ma soprattutto senza avvertire – dentro di sé – le giuste motivazioni razionali, gli obiettivi reali, la giusta interpretazione degli eventi.

Il valore culturale ed etico emerge con chiarezza nei suoi contenuti ideali: libertà, amore verso se stessi, reciprocità, responsabilità.

Il principio di libertà è intesa