Quando il timido non cerca aiuto

Quando il timido non cerca aiuto

Pubblicato da: Categorie: I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide
Molte persone timide restano bloccate di fronte a difficoltà e a situazioni di problem-solving, per via dei loro pensieri emotivi.  Una tale condizione di stallo conduce spesso a comportamenti di rinuncia, di abbandono, di resa e a vivere emozioni negative come la tristezza o lo sconforto.

Jorn Asger – il timido orgoglio

Uno studente delle superiori, evita di porre domande all’insegnante su ciò che non ha capito, e uno studente universitario non se la sente di rivolgersi all’assistente per avere delucidazioni; un altro non osa nemmeno chiedere supporto ai compagni di studio; un impiegato non ha ben compreso cosa fare, ma si tiene ben lontano dal chiedere ulteriori chiarimenti; una persona che non riesce a orientarsi in città, non osa chiedere informazioni ai passanti; in un negozio di strumenti ottici, un individuo ha paura di chiedere spiegazioni sul funzionamento di una macchina fotografica.

Sono tutti casi di soggetti timidi che considerano, in chiave negativa e per varie motivazioni, la possibilità di chiedere aiuto o informazioni ad altre persone. Quest’atteggiamento non solo è radicato in tali individui, ma è anche foraggiato da opinioni e distorsioni cognitive che forniscono la struttura logica per la giustificazione e l’esecuzione di tali comportamenti.  Il suo divenire parte dal profondo, nell’inconscio, e con una concatenazione di processi cognitivi, raggiunge anche il
Quando l’evitamento della sofferenza diventa disfunzionale

Quando l’evitamento della sofferenza diventa disfunzionale

Pubblicato da: Categorie: I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Nella cultura umana è fortemente radicata l’idea che il raggiungimento della felicità sia maggiormente disponibile evitando la sofferenza. Un tale concetto ha una sua validità nella misura in cui l’evitamento della sofferenza non dia luogo a una cognizione dogmatica e a comportamenti, da essa discendente, che determinano una sorta del “non vivere”.

Carrie Ann Baade – mare di lacrime

Portata alle sue estreme conseguenze, quest’idea conduce a un’implicita negazione della sofferenza come fattore intrinseco e propria della vita umana.  Pensare che la vita sia possibile senza patemi è come negare il principio della gravità mentre un elefante sta precipitando sulla nostra testa. Conseguenza dell’idea d’evitamento della sofferenza è l’assunzione di pensieri e comportamenti di controllo nei confronti delle esperienze.

Tali assunzioni, sono talmente considerate desiderabili, che l’attuazione di strategie di controllo attraverso pensieri e comportamenti, orientati all’evitamento della sofferenza, sono apprese e incoraggiate negli ambienti sociali e sono ampiamente divulgate nella letteratura passata e presente, nelle arti visive e persino nelle pratiche farmacologiche.

Possiamo osservare che, nella timidezza e in altre forme di ansia sociale, le strategie di controllo per l’evitamento della sofferenza, trovano applicazione assidua e sistemica. È una delle r

La non assunzione di responsabilità nella timidezza

La non assunzione di responsabilità nella timidezza

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Ogni nostra azione è una scelta, anche quando non si agisce, in realtà, si compie una scelta.  Quando si evita una situazione, o la si elude, o si sceglie la fuga, oppure ci si estranea, si opera una scelta, quella di non avere un ruolo attivo nel sistema di relazioni interpersonali.

Rene Magritte – la cuccetta incosciente

La non decisione è una scelta rinunciataria, passiva, tuttavia, essa non perde, né evita la comunicazione, semplicemente perché come dice Watzlawick, non è possibile non comunicare, qualsiasi cosa si faccia o non si faccia, si comunica, indipendentemente dalla nostra volontà.

I comportamenti di rinuncia hanno, intrinsecamente, una peculiarità sociale: la non assunzione di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.  I comportamenti evitanti e gli altri similari, hanno l’obiettivo di non assumere il rischio dell’interazione sociale, pertanto, nel caso in cui gli eventi non sono favorevoli, si rifugge dalla possibilità di dover fare i conti con gli altri o con la propria persona, con gli scheletri nel proprio armadio. Di ciò l’ansioso sociale non ha consapevolezza poiché si tratta di processi automatici. Il soggetto timido si preoccupa soprattutto di ciò che appare evidente alla sua attenzione, quindi l’ansia fisiologica ed emotiva, le emozioni come la vergogna e la paura.  Nel continuo limitarsi, nascondersi, privarsi, egli c

L’estraniazione nelle persone timide

L’estraniazione nelle persone timide

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L’estraniazione o l’auto isolamento sono comportamenti frequenti in tutte le forme dell’ansia sociale.  Da un punto di vista della percezione cosciente, i tipi di sentimenti avvertiti, in questa condizione, possono essere orientati in varie direzioni, voglio qui, considerarne alcuni tra i più diffusi.

Joan Miro – la scala della fuga

Il sentimento di non appartenenza. A seconda dei contesti e delle situazioni, la persona timida, può sentirsi parzialmente o totalmente estranea al gruppo. Avverte tra sé e gli altri delle distanze, la cui attribuzione di causa, la assegna a fattori come, ad esempio, la banalità degli argomenti, l’inutilità culturale, sociale o pratica delle argomentazioni oggetto del dibattere, l’idea di ipocrisia o falsità assegnata ai soggetti partecipanti alla discussione, i cui contenuti espressi, appaiono senza valida giustificazione o in aperta contraddizione con l’identità culturale che, l’individuo timido, assegna loro. 

Egli avverte la sua diversità e la assegna ora, a una dissimiglianza tra dimensioni qualitative, ora, a una disponibilità limitata o indisponibilità altrui nei propri confronti, ora a una disuguaglianza di ceto o di altro carattere sociale.  Il sentimento d’inadeguatezza. Qui la fa da padrone la percezione che si ha di sé stessi, se il sentimento di non appartenenza afferisce al sé sociale, quindi in

Comportamento e timidezza

Comportamento e timidezza

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Per comportamento s’intende quel che si fa e ciò che si dice. Tutti quanti noi, riusciamo in modo più o meno oggettivo, a interpretare i tipi di sentimenti, emozioni, disponibilità relazionale, condizione umorale; attraverso la mimica facciale, la postura, la gestualità, gli sguardi, il tono della voce, il modo di parlare. Questa riconoscibilità di stati d’animo, in parte è appresa per via esperienziale, e in parte è innata. 

Marc Chagall – io e il villaggio

Watzlawick afferma che non è possibile non comunicare: un individuo, qualunque cosa faccia, trasmette dei sensi e/o dei significati, e ciò indipendentemente dalla sua intenzionalità. Persino il non fare è comunicazione. Comunemente si usa dire che il comportamento si apprende ma, soprattutto, a essere appresa è la cognizione del comportamento. Benché l’ansia sociale sia una condizione mentale che fa riferimento a convinzioni interiori profonde (credenze) riguardanti sé stessi, gli altri e il mondo circostante, una persona ansiosa è riconoscibile – all’esterno – solo attraverso i suoi comportamenti. Ciò perché egli pone in essere il proprio percepirsi, o il percepire l’altro da sé, per mezzo di atteggiamenti corporei, azioni e linguaggio verbale.

Ogni comportamento costituisce l’espressione esterna di un processo cognitivo. Concretizza le scelte e quindi le decisioni del

Ripetizioni e automatismi nell’ansia sociale

Ripetizioni e automatismi nell’ansia sociale

Pubblicato da: Categorie: I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide, Il sistema cognitivo

In tutte quelle situazioni che vivono con disagio, le persone timide hanno sicuramente riscontrato che i loro comportamenti sono di solito gli stessi. Essi reagiscono all’ansia che si fa strada dentro di loro, secondo schemi collaudati che diventano abituali. Sono comportamenti che prevedono l’estraniazione, l’elusione, l’evitamento, la fuga e, in taluni soggetti, l’aggressività soprattutto nello stile della comunicazione verbale.

Ma perché questi comportamenti tendono a ripetersi?

Vincent Van Gogh – il cortile della prigione

Un primo fattore è da rintracciare nelle attività cognitive che si sviluppano, in funzione delle credenze e dei pensieri automatici negativi.

L’ansioso sociale valuta gli eventi e determina le proprie azioni in ragione del giudizio che ha di sé, degli altri, di sé rispetto agli altri, degli atteggiamenti altrui nei suoi confronti, ma anche da quell’insieme di assunzioni e regole implicite che disciplinano il comportamento, e che costituiscono l’insieme delle credenze intermedie. L’ansia che subentra in risposta di tale fenomeno, induce a una reazione che ne mitighi l’effetto.

È qui che entra in gioco un altro fattore che va preso in considerazione, il processo di formazione o apprendimento dei comportamenti.  Nel condizionamento operante (definito così da Skinner), si tende sempre a ripetere

Il repertorio comportamentale nella timidezza

Il repertorio comportamentale nella timidezza

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Preciso subito che per comportamento intendo ciò che si dice e ciò che si fa, le espressioni e le azioni verbali o non verbali direttamente accessibili agli altri. Infatti, ciò che di ciascuno di noi non è accessibile alla conoscenza altrui, è quello che risiede nella nostra mente.

Bonechi – senza titolo

L’insieme di questi elementi di espressione utilizzati da un individuo, costituisce il suo repertorio comportamentale.  La capacità di una persona nell’utilizzare, in modo efficace, il proprio repertorio comportamentale determina il suo grado di abilità sociale.

In questa trattazione, ci interessano i comportamenti dell’uomo come soggetto sociale, cioè del suo modo di rapportarsi agli altri, di interagire nei vari ambienti, contesti e situazioni sociali. Il repertorio dei comportamenti sociali si acquisisce per apprendimento. Cominciamo ad apprenderli già a pochi mesi dalla nascita. Lo facciamo per similitudine, per imitazione, per associazione, ma anche per esplorazione. Ne consolidiamo la conoscenza, l’uso e il loro collegamento a situazioni ed eventi, attraverso l’esercizio, la loro continua ripetizione. Maggiore è la varietà dei comportamenti conosciuti e utilizzati, maggiore è anche la capacità di interagire in modo funzionale nelle varie situazioni sociali. È proprio quest’ultimo aspetto che ci permette di notare, nelle persone, la pre

I timidi e l’esposizione

I timidi e l’esposizione

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Il rapporto che gli individui timidi hanno con l’esposizione è decisamente conflittuale, infatti, il comportamento più frequente di una persona timida, è l’evitamento, cioè la negazione dell’esposizione stessa.

Cosa rappresenta, per un individuo timido, questo tipo di atteggiamento?

Dalì – uomo con complesso delle malattie

A coloro che vedono questi atteggiamenti dall’esterno, siano essi persone comuni o studiosi della mente umana, appaiono come momenti di fuga da circostanze e realtà che fanno paura.

Per un soggetto timido è invece una soluzione necessaria, la liberazione da un incubo, la fine dell’ansia, ma allo stesso tempo, la dimostrazione della propria presunta scelleratezza. Egli è, infatti, quasi sempre pienamente cosciente della propria condizione, e delle limitazioni che questa apporta alla sua vita. Una consapevolezza che, paradossalmente, accentua la disistima di sé e le convinzioni negative, riguardanti se stesso, che affollano la mente.

Per chi è intrappolato in questo stato mentale, l’essere esposti a una situazione ansiogena, costituisce un grave pericolo: il rischio di giudizi negativi da parte degli altri, di essere respinti, emarginati, di apparire deboli di carattere e personalità, il rischio di rendere palese all’esterno proprie presunte inabilità, incapacità, immeritevolezza, minorazioni o imperfezioni di

Problemi di timidezza: le azioni nei comportamenti sociali

Problemi di timidezza: le azioni nei comportamenti sociali

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Le persone timide per proteggersi dalle situazioni che scatenano in loro ansia e fenomeni fisici, attuano dei comportamenti elusivi, detti anche comportamenti di sicurezza. per meglio comprendere quest’aspetto faccio alcune brevi premesse:

Molti di questi comportamenti in realtà sono processi mentali interni, nel mio libro “addio timidezza” si analizzano questi aspetti in modo approfondito. Il soggetto tende ad utilizzare una pluralità di azioni elusive, che utilizza in relazione al tipo di situazione, al tipo di manifestazioni fisiche e ansiogene che insorgono. Alcune azioni di sicurezza influenzano il comportamento delle persone con cui sono in relazione, accade per una difficoltà interpretativa dell’azione stessa che talvolta confonde l’interlocutore, confermando in questo modo, i timori del soggetto timido che riceve quindi un rinforzo delle credenze specifiche che fanno riferimento a quella data situazione. Altri tipi di questi comportamenti attirano l’attenzione di altre persone, e ciò può provocare uno stato di disagio ulteriore, di vario grado, nell’individuo timido che li ha attuati, e favorire anche in questo caso, un processo di rinforzo delle credenze attinenti.

 

Appare chiaro, a questo punto, che le azioni svolte per proteggersi dalle situazioni critiche, seppure hanno una temporanea riduzione dei fenomeni ansiogeni, ragione per la quale vengono attuate, finiscono con l’aggravare questi ultimi e confermare quelle c