Timidezza: auto commiserazione e vittimismo

Timidezza: auto commiserazione e vittimismo

Pubblicato da: Categorie: I problemi delle persone timide, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Tra le forme cognitive verbali maggiormente usuali, che si possono riscontrare in una persona timida, e che esprime il profondo senso di scoramento e, al tempo stesso, d’impotenza, sono la tendenza all’auto commiserazione e/o al vittimismo.

George Grosz – vittima della societa

Bollare questo tipo di comportamento degli ansiosi sociali, come uno sterile piagnisteo o come atteggiamento manipolativo, significa non comprendere appieno la complessa e sofferente condizione psicologica in cui essi versano.

Auto commiserazione e vittimismo sono due facce di una stessa medaglia. Operano sempre nel dominio del pensare giudicante, in cui il giudizio è riferito ai patimenti emotivi soggettivi dell’ansioso sociale e del timido, ma, mentre la prima è un’introflessione, un giudizio negativo su di sé, la seconda è un’esternalizzazione, un giudizio negativo sugli altri.

Le persone afflitte dall’ansia sociale hanno un profondo senso di vulnerabilità. Esse si sentono particolarmente esposte ai rischi derivanti dal dominio delle relazioni sociali.  Il rischio non è visto come possibilità del verificarsi di un fenomeno che può essere molto o poco probabile, ma come un pericolo immanente, e la probabilità rasenta la certezza.  Per l’individuo timido che avverte questo senso di vulnerabilità in modo particolarmente marcato, il mondo è spesso visto è visto come un luogo pie

Timidezza e corteggiamento, un problema con l’altro sesso

Timidezza e corteggiamento, un problema con l’altro sesso

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Gran parte degli individui timidi fanno i conti, nel fare o ricevere il corteggiamento, con questo loro tratto caratteriale. Questo problema si verifica, sia quando l’approccio ha, come obiettivo, il presentarsi per determinare il primo momento di contatto, sia nelle fasi in cui bisogna attuare quei comportamenti finalizzati all’essere accettati come partner.

Lawrence Alma Tadema – tra speranza e paura

I problemi di base sofferti dalle persone timide, in tali situazioni, sono principalmente quelli dell’accettazione e della competenza.  La tipologia dei pensieri automatici negativi e dei comportamenti di affrontamento, variano in funzione del ruolo sociale ricoperto in questa particolare tipologia di relazionamento a due, a seconda delle credenze che sottendono a tali problemi, e in ragione del genere sessuale. Le credenze di base che, si attivano in questi casi, sono quelle negative su di sé. Queste possono essere raggruppate in tre categorie: 

L’inadeguatezza (“non sono all’altezza”, “sono un imbranato/a”, “sono un debole”, “sono un fallito/a”, “sono un perdente”).  La non amabilità (“sono noioso/a”, “non ho niente da offrire”, “non sono un tipo piacevole”, “sono difettoso/a”).  Il non essere degni di valore (“non sono capace di amare”, “sono inutile”, “sono inaccettabile”, “sono cattivo/a”). 

Si noti che mentre nelle p

Quando si vede falsità e ipocrisia intorno a sé – II parte

Quando si vede falsità e ipocrisia intorno a sé – II parte

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alla prima parte seconda parte

Quando, in un individuo timido, il timore diventa quasi un’ossessione, qualsiasi cosa dicano o facciano gli altri, egli lo interpreta come indirizzata alla sua persona, e non è percepita in modo generico: gli occhi, le parole e i pensieri degli altri, hanno caratteristiche ben precise, sono sfottò, sono derisioni, sono disprezzi, sono cattiverie.

Joan Mirò – osservatori

Nel momento in cui gli ansiosi sociali assumono queste logiche interpretative, anche i loro comportamenti (ciò che si dice e ciò che si fa) risentono di tale modalità percettiva, determinando un ulteriore distacco tra sé e il mondo sociale. Gli altri, che certo non hanno il potere di leggere nel pensiero altrui, sono, in un certo senso, incentivati a distanziarsi da essi. Le persone timide, loro malgrado, si escludono da sole perché sono in balia dei pensieri automatici negativi, che pervadono – sinistre – la loro mente, e delle loro paure.

Pensieri e timori che, oltre a rinforzare le credenze disfunzionali, conducono a comportamenti disadattivi.

Quando gli schemi cognitivi e i comportamenti, così delineatesi, producono i disadattamenti sociali e conseguenze derivanti, di colpo, gli altri appaiono come individui orientati a fare del male, a godere delle sofferenze altrui. I loro linguaggi e comportamenti, persino se benevoli, sono interpretati come falsità e ipocr

Quando si vede falsità e ipocrisia intorno a sé – Prima Parte

Quando si vede falsità e ipocrisia intorno a sé – Prima Parte

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prima parte

Quando una persona timida è sopraffatta dalla propria condizione, dalla difficoltà di integrarsi nei contesti sociali, subentra il pessimismo.

Tamara De Lempicka – i rifugiati

Non è più solo questione di percepire sé stessi come inadeguati a vario titolo, l’intera sfera sociale gli appare come un mondo precluso alla propria persona, una società composta da individui dominati dall’egoismo, dall’insensibilità, negatrice dei sentimenti della solidarietà, della comprensione, dell’accoglienza. La generalizzazione su quest’idea negativa acquisisce valore quasi assoluto, per cui il mondo degli uomini è, di per sé, inospitale, estromissivo, minaccioso, cattivo. Questa raffigurazione acquista valore di definizione della società umana.  Benché l’ansioso sociale sia conscio della radicalità di questa sua concezione, non riesce a non pensare in termini così oscuri. È soprattutto il problema dell’accettazione a essere il terreno di coltura per la formazione di tale percezione del consesso sociale.

Un quadro come questo, si determina quando il soggetto timido vive l’interazione sociale sommerso da una varietà di disagi e dai pressanti timori di essere oggetto dell’osservazione e dei giudizi degli altri.

Ha difficoltà a inserirsi nelle conversazioni, oppresso com’è, dal n

Quando il timido dice: non sono stato invitato

Quando il timido dice: non sono stato invitato

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Il coinvolgimento emotivo tende a investire la persona timida in tutti gli ambiti sociali, negli eventi e nelle situazioni in cui, in qualche modo, sente o ritiene di farne o di doverne far parte.

Joan Miro – La finestra di avviso

Quando alla base delle sue disfunzioni cognitive c’è il problema dell’accettazione, il soggetto timido è spinto in una continua verifica del livello di gradimento, di accoglienza e disponibilità da parte dei gruppi sociali e delle persone cui si riferisce.  Questo continuo verificare per vedere se si è accettati dagli altri, induce l’ansioso sociale a considerare un’ampia varietà di situazioni, eventi e comportamenti altrui come strettamente correlati alla propria persona. Egli non riesce a separare gli eventi sociali da sé. L’idea che gli altri abbiano una propria vita privata, costituita da una pluralità di relazioni sociali indipendenti tra loro, che abbiano una propria autonomia, una varietà d’intenti, interessi e obiettivi, è cosa che l’ansioso sociale non annovera tra le ipotesi interpretative degli eventi oggetto del suo indagare.

In tali situazioni, l’attenzione delle persone timide non è orientata all’oggettività delle situazioni e dei comportamenti altrui, è incentrata su sé stessi, sulla relazione tra essi e gli altri, sulla percezione di sé come soggetti immeritevoli di accettazione sociale. La loro interpretazione degl

Timidezza e socialità

Timidezza e socialità

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La timidezza e tutte le ansie sociali, esistono in quanto riferita agli altri. Il mondo delle relazioni umane, qualunque sia il loro ambito operativo, è il terreno in cui si consuma il comportamento delle persone timide e degli ansiosi sociali. Essi sono tali solo e soltanto all’interno di questo mondo, fuori dalla socialità la timidezza non esiste. Ciò rende chiaro ed evidente la centralità che assume la socialità nella vita di un individuo timido.

Enrico Baj – senza titolo

La socialità si esprime in quell’insieme di attività  utili  al raggiungimento degli scopi e questi sono necessariamente dipendenti dalle relazioni con altre persone. 

Ciò implica dunque anche il concetto di dipendenza che si manifesta attraverso il desiderio e il bisogno di aiuto, cooperazione, solidarietà, appoggio.  Tali bisogni e desideri sono legati alla necessità di sollievo e conforto, alle funzioni di sopravvivenza e riproduzione, alla concretizzazione degli obiettivi, alla soluzione dei problemi, alla gratificazione derivante dall’insieme delle interazioni sociali. La socialità investe il dominio personale sia nella sua sfera pubblica che in quella privata. Nel settore pubblico la socialità riguarda aspetti fondamentali per il senso di completezza come soggetto sociale, l’appartenenza al gruppo e il vincolo sociale, l’appoggio sociale e l’approvazione. Nelle ansie sociali l’idea

Timidezza e pensiero giudicante – 2° parte

Timidezza e pensiero giudicante – 2° parte

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Premessa introduttiva

Sappiamo che le credenze sono modelli interpretativi del mondo reale. Quelle che riguardano l’ansia sociale, e quindi anche la timidezza, sono le credenze relative ai modelli interpretativi del sé, degli altri, del mondo sociale. Sappiamo anche che tali credenze si manifestano attraverso i pensieri e questi, a loro volta, attraverso i comportamenti (cioè quello che si dice e quel che si fa).

Lucas Cranach – il giudizio di paride

I pensieri, nel dialogo interiore, possono manifestarsi in diverse forme: in quella verbale, cioè fatta attraverso le parole e che è la forma più abituale, sotto forma d’immagini mentali, fisse o in movimento, nella forma di puro atto di coscienza.  Al di là della forma, la funzione dei pensieri si distingue in relazione alla fase del processo cognitivo in cui si attivano. Tale processo può essere sinteticamente suddiviso in: 

Interpretazione dell’evento. Valutazione dei propri mezzi per farvi fronte. Previsioni delle conseguenze in merito ai comportamenti ipotizzati o in merito all’evento in sé. Scelta e decisione dei comportamenti come risposta agli stimoli ricevuti. Il pensiero giudicante nell’ansia sociale

Il pensiero giudicante entra sia nella fase di valutazione dei mezzi per far fronte agli eventi, sia nelle fasi di previsione degli esiti e delle conseguenze, è fattore influente e vincolante nella scelt

La timidezza e l’arrossire

La timidezza e l’arrossire

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Da un punto di vista neurologico sappiamo che questa manifestazione, che rappresenta nella cultura simbolica collettiva, la timidezza, è correlata a un aumento delle attività dell’amigdala, che è una struttura del sistema limbico, ed è deputata alla gestione delle emozioni e interagisce nei processi di comparazione tra gli stimoli che riceve e le esperienze trascorse.

Lawrence Alma Tadema – la timidezza

Secondo alcuni studiosi, la colorazione rossa, è una cortina tendente a coprire la parte del corpo più esposta alla comunicazione sociale, ma paradossalmente, produce l’effetto opposto, rendendo evidente un forte stato emotivo. L’arrossire è dunque la manifestazione fisica di uno stato emotivo che generalmente esprime una condizione di vergogna o d’imbarazzo. 

Quando si manifesta questo fenomeno, la persona timida, può vivere particolari esperienze che sono sostanzialmente classificate in tre forme: 

Il desiderio di scomparire, diventare invisibile; il timido in questa condizione si sente sprofondare, diventare un’entità infinitesimale, ridicolo, insignificante, può anche provare il sentimento dell’umiliazione. La pietrificazione, il sentirsi o l’essere bloccati, l’irrigidirsi, sensazioni che possono anche essere accompagnate da sudorazione; il soggetto timido, non sa come reagire, si sente incapace di rispondere in quella circostanz
Timidezza e motivazione

Timidezza e motivazione

Pubblicato da: Categorie: Funzionamento fisico della psiche e della mente, I problemi delle persone timide

La motivazione è un processo in cui si organizza una configurazione di esperienze e azioni finalizzate a un determinato scopo e in relazione a date condizioni interne o ambientali.

Esse hanno a che fare con le ragioni per le quali una persona pone in essere determinati comportamenti per raggiungere l’oggetto del proprio obiettivo. Non entrerò nel merito delle varie teorie sulla motivazione poiché ciò esula dagli intenti di quest’articolo, a noi interessa la relazione tra ansia sociale e motivazione.

Marc Chagall – pittore alla luna

Gli scopi possono essere orientati verso l’ottenere o evitare un determinato risultato, possono anche essere abbandonati qualora i mezzi disponibili non permettono il loro raggiungimento. Questi due fattori sono presenti frequentemente nel comportamento dell’ansioso sociale.

Le persone timide sono permeate da pensieri che soggiacciono a determinate credenze disfunzionali, le quali fanno riferimento a idee negative riguardanti sé stessi, gli altri, il mondo inteso come consesso sociale.

Ciò significa che la timidezza induce a percepire sé stessi come soggetti gravemente carenti in determinate abilità sociali, capacità di far fronte efficacemente a certe situazioni, in amabilità o attraibilità o accettabilità come soggetto fisico o come persona; a percepire gli altri come soggetti gravemente carenti o fortemente dotati  negli stessi

Timidezza: quando si dice, “sono timido”

Timidezza: quando si dice, “sono timido”

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Le persone timide generalmente sono consce di avere qualche problema. La coscienza di essere timidi è acquisita per via dei disagi che si provano sulla propria pelle, per gli effetti oggettivi che tale condizione mentale produce nella vita quotidiana e relazionale, ma anche per effetto dell’azione dell’ansia nelle sue manifestazioni fisiologiche e viscerali.  L’ansia è, in effetti, il fattore che più di tutti attrae l’attenzione del soggetto timido. Essere coscienti, però, non significa averne consapevolezza.

Celiberti Giorgio – il respiro del cuore

Per consapevolezza intendiamo quel processo di elaborazione e analisi dei dati di conoscenza di cui si è preso atto (coscienza) e, nella specificità dell’ansia sociale, l’acquisizione della piena comprensione dei processi cognitivi che sottintendono l’ansia sociale stessa: il fenomeno di formazione, le dinamiche psichiche, le ramificate implicazioni nelle attività mentali e fisiologiche, la formazione dei pensieri automatici negativi, i comportamenti abituali che s’instaurano, la stretta connessione tra tutti questi fattori.  In breve, mentre la coscienza costituisce la presa d’atto degli elementi di conoscenza che pervengono dall’esperienza, la consapevolezza è il processo di sviluppo dei dati acquisiti alla coscienza. La persona timida, dunque, è cosciente di esserlo ma non ne possiede