Cosa sono i sistemi motivazionali e il legame con le emozioni
Questi impulsi si manifestano in forma di scariche elettriche, in tal caso c ‘è trasmissione di informazioni tra aree e nuclei del cervello, o col rilascio di sostanze chimiche endogene (dopamina, adrenalina, serotonina, ossitocina ecc.) e ciò procura “affetti” ed emozioni.
I sistemi più recenti riguardano l’intersoggettività che si sviluppa parallelamente allo sviluppo del sé che diventa autobiografico, della coscienza cognitiva e alla nascita del linguaggio come rappresentazione della conoscenza.
Essendo dei generatori di impulsi, i sistemi motivazionali sono anche alla base dell’insorgere degli affetti. Anzi, gli affetti sono la loro manifestazione esplicita.
È bene qui fare qualche precisazione. Quando si parla di affetti, non ci si riferisce solo a quelle comunemente intese come emozioni; per intenderci e fare qualche esempio, anche avvertire appetito o sete è un affetto. Dunque gli affetti sono sensazioni, un “sentire”.
Gli affetti sono di diversa tipologia a seconda che intervengano nella sola gestione corporea o anche in ricezione o risposta a stimoli esterni. Queste sono suddivisibili in tre categorie: omeostatici (fame, sete, ecc.), sensoriali (piacevolezza, spiacevolezza, dolce, salato, ecc.), emotive (intenzioni in azione: paura, rabbia, ecc.).
Gli affetti sono disposizioni di azione. La loro funzione è quella di indurre a comportamenti finalizzati.
Nelle tre parti di questo articolo farò riferimento, principalmente, agli affetti emotivi che sono quelli che ci interessano da vicino.
Riassumendo sinteticamente, i sistemi motivazionali producono impulsi per agire e generano le emozioni; queste ultime sono impulsi all’azione.
Gli affetti, quindi anche le emozioni, sono raggruppabili in due categorie di base che corrispondono al piacere (ricompensa o premio) o alla sofferenza (punizione o dolore).
All’attivazione di un sistema motivazionale corrispondono specifiche emozioni che variano a seconda se il bisogno è stato soddisfatto o no.
Il soddisfacimento delle necessità procura sensazioni di benessere (piacere); quest’ultime, pertanto, sono particolarmente ricercate e perseguite tanto da spingere il neurobiologo Panksepp a parlare di “dipendenza dal piacere”; viceversa le sensazioni di malessere (punizione, dolore, sofferenza) scaturiscono dal mancato soddisfacimento.
Giacché gli scopi, che sono dietro alla funzione dei sistemi motivazionali, sono innati, automatici e inconsci, il fine strutturale perseguito dall’uomo o dall’animale è quello del piacere. In quest’ottica si può comprendere questa sorta di “dipendenza” dal piacere.
In altre parole, ogni forma di vita persegue gli scopi omeostatici, di riproduzione, o altro perché il loro raggiungimento gli procura forme di piacere.
Questa, possiamo dire, è la grande “geniale invenzione” del processo evolutivo delle specie: Per far sì che l’essere vivente persegua gli scopi di preservare sé stesso, la propria specie e di migliorarne le condizioni, il nostro sistema genetico ha generato i sistemi motivazionali e, per indurre a perseguirli, li ha accompagnati con gli affetti primari di base, il piacere (o ricompensa) e la sofferenza (o punizione). In pratica, la ricerca del piacere ci fa raggiungere gli scopi necessari all’organismo nel suo insieme (mente-corpo). Se il DNA fosse una persona, potremmo dire che è senz’altro furbo.











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