La timidezza e il variegato mondo dei pensieri automatici

La timidezza e il variegato mondo dei pensieri automatici

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

Quando un tipo di pensiero diventa abituale comincia a manifestarsi in maniera automatica.

Per usare una metafora potremmo descriverli come delle routine in un programma per computer: la mente vi ricorre economizzando sul processo elaborativo nella costruzione del pensiero.

Fatima Azimova – my abs

Il carattere automatico di tali pensieri fa sì che essi possano svolgersi nella mente in modo molto rapido, tanto da sfuggire facilmente e sistematicamente all’attenzione del nostro stato cosciente.

La difficoltà di ricordarci o renderci conto del passaggio di un pensiero automatico per la nostra mente, è ulteriormente favorita dal fatto che può presentarsi anche sotto forma d’immagine o di un rapido puro atto di coscienza.

I pensieri automatici si presentano alla mente di tutte le persone, tutti abbiamo queste “routine” che passano per la nostra testa, e tutti abbiamo difficoltà a ricordare di aver avuto questi pensieri, a essere coscienti del loro passaggio.  Questo, non solo per la rapidità con cui si presentano, ma anche per il fatto che mentalmente siamo, in un certo senso, costantemente distratti.  Tutto ciò che costituisce una routine, un’abitudine, che riempie la nostra quotidianità, viene vissuta da noi in modo “distratto”, cioè non dirigiamo la nostra attenzione su queste cose. Possiamo facilmente renderci conto di questo fenomeno se pensi

La circolarità della timidezza

La circolarità della timidezza

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

La timidezza si auto alimenta e auto perpetua e ciò è vero per tutte le forme di ansia sociale.  Il tempo, inteso come sequenza di ripetizione di attivazione delle credenze, dei pensieri automatici negativi , dei comportamenti di difesa (evitamento, elusione, fuga, fuga in avanti, estraniazione), dei sintomi d’ansia, costituisce il fattore di radicamento della timidezza stessa. La timidezza emerge con l’attivazione delle credenze di base disfunzionali, da queste, parte una sequenza di processi, cognitivi e fisici, a cascata.  Ciascuno dei segmenti di tale processo è causale di quello che segue ma, al tempo stesso, è parte della dinamica che conduce alla sua stessa ripetizione. Ciò avviene anche per via del fenomeno del rinforzo.  I comportamenti di affrontamento delle situazioni ansiogene messi in atto, producendo un temporaneo alleviamento, o l’evitamento del rischio paventato attraverso i pensieri predittivi, confermano la validità di tutte le premesse cognitive che hanno dato luogo a quegli stessi comportamenti.

Le credenze di base disfunzionali vengono confermate nel loro valore; i sensi e i significati contenuti nelle assunzioni delle credenze intermedie vengono riaffermate; i pensieri automatici negativi sono rinvigoriti nella loro validità e nella loro automaticità; i comportamenti adottati sono ulteriormente radicati nel loro essere prassi operativa.

La ragione di tutto ciò, pur nella sua complessità, è piuttosto semplice,

I pensieri nell’ansia sociale e della timidezza

I pensieri nell’ansia sociale e della timidezza

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

La nostra memoria, sia le nostre elaborazioni dei dati di conoscenza, si manifestano attraverso il pensiero.

Umberto Boccioni – Stato mentale 3

Il pensiero non si estrinseca solo nella forma verbale, che sicuramente è la più comune, esso si esprime anche in forma di immagini mentali fisse o dinamiche o in forma di atto di coscienza.  Qualunque sia la forma in cui si esprime, la sua direttività dipende, in massima parte, dal problema di base che insiste nel soggetto, e cioè l’ accettazione, la competenza e il controllo. La sua funzione è, invece, legata sostanzialmente alla gerarchia tra i diversi livelli in cui si colloca il pensiero. Le sue caratteristiche, infine, si determinano in ragione della funzione e della direttività. I pensieri espressione delle credenze di base, si esprimono in forma sintetica, perentoria, dichiarativa, incondizionata, descrittive delle proprie prerogative, o di quelle degli altri (per esempio, “sono un perdente”, “sono un essere inferiore”, “sono un debole”, “sono stupido”). Se andiamo ad analizzare i pensieri espressione delle credenze intermedie, vediamo che si esprimono in diverse forme. Ci sono i pensieri regolanti che stabiliscono norme e doveri comportamentali, regole cui bisogna attenersi per operare nel rispetto delle credenze di base (ad esempio, “devo essere il migliore”, “devo fare le cose in modo perfetto”, “non devo c

La condizione immatura

La condizione immatura

Pubblicato da: Categorie: Funzionamento fisico della psiche e della mente, Il sistema cognitivo

Quando gli schemi cognitivi si formano prima dell’età adolescenziale, anche se restano latenti, abbiamo a che fare con credenze di base che sono andate a formarsi in età nelle quali il livello di sviluppo del cervello, non è sufficiente a far rendere cosciente il soggetto dei limiti della convinzione che va costruendo; età nelle quali non è possibile cogliere la validità, relatività e contestualità di quelle interpretazioni che accettano e che assumono come proprie.

Max Ernst – due bambini minacciati da un usignolo

È il caso della gran parte delle persone timide e degli ansiosi sociali in generale. Ciò è tanto più vero, quanto minore è l’età del soggetto. Per comprendere meglio il significato di quanto affermato, farò qualche passo indietro per accennare brevemente la fase di sviluppo delle capacità intellettive dell’uomo.  Prima dei quattro anni, il bambino è in una fase pre-concettuale, a qualsiasi cosa che giunge alla sua attenzione, egli attribuisce vita animata. Prima dei sette anni, conferisce alle cose proprietà intrinseche e, non avendo ancora sviluppato la capacità di pensare in modo deduttivo e induttivo, a quanto non riesce a dare una spiegazione, gli conferisce significati e sensi in modo emotivo; per fare un esempio, se gli si dice che è stupido o che è cattivo, assume tali dichiarazioni come caratteristiche proprie e innate: la sua mente forma credenze di b

Il potere dei pensieri

Il potere dei pensieri

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Quando sosteniamo che la timidezza e le altre forme di ansia sociale si formano nel nostro sistema cognitivo, affermiamo implicitamente che il principale veicolo di trasmissione di questo processo sono i pensieri.

Joan Mirò – parole dipinte

Attraverso i pensieri possono circolare e interagire tra loro elementi della memoria, le percezioni che intercettiamo, ciò che abbiamo appreso, il linguaggio verbale, cioè le parole che utilizziamo anche nel nostro dialogo interiore, le immagini fisse o in movimento. Dentro i pensieri si svolgono i nostri ragionamenti, le valutazioni, le scelte. Da essi discendono tutte le nostre azioni. Quando viviamo un’esperienza, siamo raggiunti da stimoli esterni o interni, li interpretiamo e valutiamo con l’attività del pensare. I pensieri sono il luogo dell’interazione  e, l’interazione stessa, tra memoria e il processo del ragionamento, tra dati di conoscenza e la loro elaborazione.

I pensieri partecipano anche a costruire e sostenere motti, assunzioni, precetti, leitmotiv, slogan, che vanno a costituire anche l’insieme delle credenze intermedie, oltre a presentarsi pure nelle loro modalità automatiche.

Sono anche l’espressione del nostro stato cosciente (che non necessariamente è reale consapevolezza). Ed è nel passaggio dalla coscienza alla consapevolezza, che si consumano le contraddizioni logiche e/o interpretative che caratterizzano

I pensieri disadattivi

I pensieri disadattivi

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

In precedenza ho scritto sulla differenza tra  pensiero positivo e realistico e sul pensiero funzionale. Oggi concludo l’analisi definendo meglio il concetto di pensiero disadattivo. Pensieri disfunzionali, distorti o irrazionali. L’uso di queste terminologie tendono a sottolineare, di volta in volta, uno specifico significato epistemologico, cogliendo quindi differenti peculiarità insiti nei pensieri non funzionali alla vita di un individuo. Al di là delle terminologie utilizzate dai vari autori, resta un concetto di base: 

Jean Dubuffet- vicissitudes

Quando un pensiero produce ragionamenti e comportamenti che procurano nocumento alla vita sociale e pratica del soggetto stesso sono da considerarsi disadattivi, disfunzionali.

Da questa definizione appare implicita la considerazione del fatto che un pensiero può non essere irrazionale in termini assoluti, ma lo può diventare in funzione dell’uso, dei significati o delle implicazioni che gli vengono collegati.

Una persona che ha paura di volare perché immagina di precipitare, non costruisce nella sua mente un pensiero di previsione su un rischio inesistente, ma la sua costruzione mentale diventa disfunzionale nel momento in cui assegna una probabilità elevatissima, finanche del 100%, alla possibilità che l’aereo precipiti. Un ragazzo che non si approccia a una donna perché è convinto di essere rifiutato, svolge un pensier

Timidezza e pensiero giudicante – 1° parte

Timidezza e pensiero giudicante – 1° parte

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Sia nelle forme di ansia sociale che nei disturbi dell’umore, come la depressione, i pensieri automatici negativi sono spesso caratterizzati dalla loro natura giudicante.

Bruno Ceccobelli – io centro

È vero anche che i pensieri negativi giudicanti possono essere diretta espressione di credenze di base piuttosto che una derivazione mediata di queste ultime. L’assegnazione dei giudizi insiti nelle attività mentali, alla classe dei pensieri automatici negativi o all’espressione diretta del sistema di credenze, dipende sia dal contesto situazionale che induce tali risposte mentali, sia dalla tipologia delle risposte stesse. Il pensiero giudicante si presenta come valutazione che riguarda la globalità della persona, ha quindi carattere di valutazione generale che delinea assunti fondamentali e può manifestarsi in diverse forme:

Come giudizio diretto, in tal caso la forma globale di giudizio, fa sì che sia caratterizzata da frasi nette e sintetiche che contengono, in sé, tutto il senso emotivo della percezione di sé stessi. Quando queste coincidono con le credenze di base, assumono anche valore incondizionato. Questi pensieri giudicanti sono del tipo: “sono un fallito/a”, “sono stupido/a”, “sono ripugnante”, “sono un vero coglione”, “sono un essere inutile”, “sono noioso/a”, “sono cattivo/a”,
Introversione ed estroversione – prima parte

Introversione ed estroversione – prima parte

Pubblicato da: Categorie: Il sistema cognitivo

PRIMA PARTE

Cosa sono

Introversione ed estroversione sono un tratto della personalità. La suddivisione della personalità in queste due categorie è dovuta a Jung, che espose la sua teoria del famoso saggio “i tipi psicologici”.  Nel corso del tempo questi due termini sono entrati a far parte della terminologia comune ma acquisendo significati diversi da quelli originariamente indicati dal loro teorico. Secondo la visione di Jung, l’essere umano rivolge l’attenzione nei confronti della realtà o verso il mondo esterno o verso quello interiore: la modalità estroversa e quella introversa.

Enrico Baj – senza titolo

Quando l’uomo opera secondo la modalità estroversa, aderisce al mondo esterno senza passare per un processo di rielaborazione interiore, al contrario, se lo fa secondo la modalità introversa, filtra il mondo esterno attraverso la propria individualità, l’universo percettivo interiore.

Mentre nella modalità estroversa, legge gli eventi nella loro oggettività, in quella introversa, la interpreta attraverso la propria soggettività. Se nella prima l’esperienza è oggettivizzata, nella seconda è soggettivizzata. Nella modalità estroversa, l’attenzione è diretta verso l’oggetto esterno, e l’attrazione verso l’elemento oggettivo è tale che l’individuo vi aderisce estranian

Ripetizioni e automatismi nell’ansia sociale

Ripetizioni e automatismi nell’ansia sociale

Pubblicato da: Categorie: I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide, Il sistema cognitivo

In tutte quelle situazioni che vivono con disagio, le persone timide hanno sicuramente riscontrato che i loro comportamenti sono di solito gli stessi. Essi reagiscono all’ansia che si fa strada dentro di loro, secondo schemi collaudati che diventano abituali. Sono comportamenti che prevedono l’estraniazione, l’elusione, l’evitamento, la fuga e, in taluni soggetti, l’aggressività soprattutto nello stile della comunicazione verbale.

Ma perché questi comportamenti tendono a ripetersi?

Vincent Van Gogh – il cortile della prigione

Un primo fattore è da rintracciare nelle attività cognitive che si sviluppano, in funzione delle credenze e dei pensieri automatici negativi.

L’ansioso sociale valuta gli eventi e determina le proprie azioni in ragione del giudizio che ha di sé, degli altri, di sé rispetto agli altri, degli atteggiamenti altrui nei suoi confronti, ma anche da quell’insieme di assunzioni e regole implicite che disciplinano il comportamento, e che costituiscono l’insieme delle credenze intermedie. L’ansia che subentra in risposta di tale fenomeno, induce a una reazione che ne mitighi l’effetto.

È qui che entra in gioco un altro fattore che va preso in considerazione, il processo di formazione o apprendimento dei comportamenti.  Nel condizionamento operante (definito così da Skinner), si tende sempre a ripetere

La timidezza e il giudizio di sé

La timidezza e il giudizio di sé

Pubblicato da: Categorie: I problemi delle persone timide, Il sistema cognitivo, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

La timidezza esplicita un sentimento di paura e questo, a sua volta, è la reazione emotiva alla percezione di sé o degli altri.

Pedro Pintor – quiero pintar como un nino

Sappiamo che i sentimenti di paura, insieme alle conseguenze derivanti dai propri comportamenti, sono gli unici fattori di cui una persona timida è realmente consapevole.  Tutte le altre valutazioni “coscienti”, che un soggetto timido fa su sé stesso, sono attribuzioni di causa errate, in quanto costruite su modelli interpretativi della realtà fortemente influenzate dalle proprie condizioni emotive.

La persona timida tende a valutarsi in funzione dei risultati che ricava dalla sua interazione sociale, di ciò è portato a prendere in esame solo gli elementi negativi. Nonostante siano coscienti che le esperienze negative sono un portato della timidezza, finiscono con l’assecondare proprio quelle istanze interiori che sono le generatrici del proprio disagio. Nel tentativo di cercare una risposta ai perché che si pongono, sono spinti a ritenere che i loro problemi siano da ascrivere a sé stessi, purtroppo individuano il campo di analisi sbagliato. Perché accade? (altro…)