Il pensiero emotivo nelle ansie sociali

Il pensiero emotivo nelle ansie sociali

Pubblicato da: Categorie: Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Il pensiero emotivo è dominato dalle emozioni, da logiche disfunzionali e pensieri irrazionali.

Maria Conserva – Io capitano dell’anima mia

È emotivo il pensiero che interpreta e valuta, eventi, situazioni, comportamenti, relazioni, esperienze interne ed esterne, sulla base di pregiudizi cognitivi, degli stimoli emotivi e degli stati ansiosi e prescindendo da fattori oggettivi contingenti.

Il pensiero emotivo scaturisce da un’elaborazione di dati non corrispondenti alla realtà oggettiva, ricorre a idee fisse e rigide di base riguardanti la definizione, in negativo, del sé, degli altri, del divenire, del mondo come consesso sociale. Idee fisse, credenze, che costituiscono dati e supposizioni a priori. Caratteristica di questa forma del pensare è la scarsità d’interpretazioni e valutazioni alternative all’ipotesi dominante e generalmente tendente a negativizzare le esperienze e le previsioni. Chi pensa emotivamente tende a personalizzare lo stato delle cose e gli esiti delle esperienze che vive, spesso assumendosi la responsabilità degli eventi a prescindere dalle causali oggettive. In questo, l’ansioso sociale è proiettato in una dimensione mentale in cui i pensieri svolti e le emozioni provate sono assunti come dimostrazione di presunte inadeguatezze. A facilitare l’emissione del pensiero emotivo può concorrere la tendenza a identificarsi con le esperienze vissute

La mancanza di scenari alternativi nelle ansie sociali

La mancanza di scenari alternativi nelle ansie sociali

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Chi ha a che fare con l’ansia sociale sa molto bene cosa sono i pensieri negativi anzi, vive anche il problema di non riuscire a liberarsene. Sa che sono fattori determinanti della sua condizione, è cosciente che l’imbrigliano e che condizionano i suoi rapporti con gli altri. 

Tuttavia non riescono a spiegarsi perché in modo compiuto. Qualcuno ci prova, ed elabora teorie personali in una confusa atmosfera.

Salvador Dalì – incontro dell illusione col momento fermo

L’unico contatto cosciente che si ha con quella parte del sé interiore che non si sa raggiungere, sono i pensieri automatici negativi ma anche le abitudini metacognitive come il rimuginìo, la ruminazione, la preoccupazione; in pratica, pensieri e stili di pensiero, o strategia di coping cognitivo, che predicono l’avvicinarsi dei comportamenti ansiosi. Ho più volte accennato al circolo vizioso delle ansie sociali e della timidezza, di come ogni fattore che interviene nell’attivazione, nel mantenimento e nello stato esecutivo dei processi ansiosi, svolga, al tempo stesso, la funzione d’induttore e di conseguenza. Gli individui timidi, catturati da questo vortice fatto di paure, sentimenti d’incapacità, manifestazioni d’ansia, e flussi in piena di pensieri negativi, non riescono a far altro che focalizzare la propria attenzione su queste esperienze interne. Si tratta di focalizzazioni condizionate da una serie di

L’identificazione con i propri pensieri ed emozioni nella timidezza

L’identificazione con i propri pensieri ed emozioni nella timidezza

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Un fenomeno piuttosto tipico che ciascuno di noi sperimenta nella propria vita, è l’identificazione di sé con i propri pensieri, emozioni, immagini mentali o sensazioni fisiologiche, cioè con l’insieme delle proprie esperienze interne.

Frida – L amoroso abbraccio dell universo la terra io Diego e il signor Xolotl

Per comprendere meglio questo concetto, basti pensare a quando ci capita di tornare, con la mente, al ricordo di esperienze passate: comportamento ed emozioni sono proiettate in quella dimensione temporale, tale che ne riviviamo la tragicità o la piacevolezza; momenti nei quali siamo emotivamente coinvolti a tal punto che, sul nostro viso, può abbozzarsi un sorriso o un’espressione triste. 

Nelle sofferenze emotive, le persone hanno un particolare modo di relazionarsi alle proprie esperienze interiori. A tal riguardo, Hayes ha introdotto il concetto di “fusione”, cioè, quel fenomeno per il quale, ciò che viene rivisitato, è vissuto, inconsapevolmente, come evento che accade nel presente.  Si verifica, in pratica, un trasferimento del vissuto di un tempo passato in quello presente; riviviamo, qui e ora, le stesse emozioni e gli stessi pensieri di un trascorso accadimento.  (altro…)

Quando il timido dice: non servo a niente

Quando il timido dice: non servo a niente

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La valutazione delle proprie capacità e abilità è un’attività automatica che qualsiasi individuo svolge, ogni volta che è posto dinanzi un compito da svolgere. È un fenomeno che, generalmente, sfugge proprio del tutto all’attenzione e alla coscienza consapevole dell’individuo, infatti, si tratta di un processo cognitivo che si svolge in termini molto rapidi e a un livello mentale piuttosto lontano dallo stato di coscienza.

Diego Rivera – The Day of the Dead

Anzi, la si potrebbe anche considerare come una sorta di routine del sistema strutturale e funzionale dell’attività cognitiva. Ciò perché la mente tende a economizzare quando può fare riferimento a schemi di memoria già costituiti.

Gli elementi di riferimento, da cui il sistema cognitivo raccoglie le informazioni per svolgere la propria attività di elaborazione, sono le credenze di base, che possono essere descritte come definizioni sintetiche del sé, degli altri e del mondo, e le credenze intermedie, che possiamo definire come l’apparato “legislativo” che stabilisce le regole secondo cui conformare il comportamento.  Quando questo compito qualifica la persona come soggetto sociale, si verifica una netta distinzione, comportamentale e di pensiero, tra le persone afflitte da una forma di ansia sociale e quelle che non lo sono.  Questa diversità fa la differenza in termini di valutazione, motivazione, finalizza

Timidezza: auto commiserazione e vittimismo

Timidezza: auto commiserazione e vittimismo

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Tra le forme cognitive verbali maggiormente usuali, che si possono riscontrare in una persona timida, e che esprime il profondo senso di scoramento e, al tempo stesso, d’impotenza, sono la tendenza all’auto commiserazione e/o al vittimismo.

George Grosz – vittima della societa

Bollare questo tipo di comportamento degli ansiosi sociali, come uno sterile piagnisteo o come atteggiamento manipolativo, significa non comprendere appieno la complessa e sofferente condizione psicologica in cui essi versano.

Auto commiserazione e vittimismo sono due facce di una stessa medaglia. Operano sempre nel dominio del pensare giudicante, in cui il giudizio è riferito ai patimenti emotivi soggettivi dell’ansioso sociale e del timido, ma, mentre la prima è un’introflessione, un giudizio negativo su di sé, la seconda è un’esternalizzazione, un giudizio negativo sugli altri.

Le persone afflitte dall’ansia sociale hanno un profondo senso di vulnerabilità. Esse si sentono particolarmente esposte ai rischi derivanti dal dominio delle relazioni sociali.  Il rischio non è visto come possibilità del verificarsi di un fenomeno che può essere molto o poco probabile, ma come un pericolo immanente, e la probabilità rasenta la certezza.  Per l’individuo timido che avverte questo senso di vulnerabilità in modo particolarmente marcato, il mondo è spesso visto è visto come un luogo pie

Quando l’evitamento della sofferenza diventa disfunzionale

Quando l’evitamento della sofferenza diventa disfunzionale

Pubblicato da: Categorie: I comportamenti degli ansiosi sociali e delle persone timide, Modelli cognitivi e metacognizioni nel pensare degli ansiosi sociali

Nella cultura umana è fortemente radicata l’idea che il raggiungimento della felicità sia maggiormente disponibile evitando la sofferenza. Un tale concetto ha una sua validità nella misura in cui l’evitamento della sofferenza non dia luogo a una cognizione dogmatica e a comportamenti, da essa discendente, che determinano una sorta del “non vivere”.

Carrie Ann Baade – mare di lacrime

Portata alle sue estreme conseguenze, quest’idea conduce a un’implicita negazione della sofferenza come fattore intrinseco e propria della vita umana.  Pensare che la vita sia possibile senza patemi è come negare il principio della gravità mentre un elefante sta precipitando sulla nostra testa. Conseguenza dell’idea d’evitamento della sofferenza è l’assunzione di pensieri e comportamenti di controllo nei confronti delle esperienze.

Tali assunzioni, sono talmente considerate desiderabili, che l’attuazione di strategie di controllo attraverso pensieri e comportamenti, orientati all’evitamento della sofferenza, sono apprese e incoraggiate negli ambienti sociali e sono ampiamente divulgate nella letteratura passata e presente, nelle arti visive e persino nelle pratiche farmacologiche.

Possiamo osservare che, nella timidezza e in altre forme di ansia sociale, le strategie di controllo per l’evitamento della sofferenza, trovano applicazione assidua e sistemica. È una delle r

La commistione tra fatti, pensieri ed emozioni

La commistione tra fatti, pensieri ed emozioni

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Già Epitteto, nel primo secolo d.C., affermava che le persone sono turbate dall’interpretazione che danno alle cose, piuttosto che dalle cose stesse. Un concetto ripreso più tardi anche dall’imperatore e filosofo Marco Aurelio. Cosa contiene di così importante, questa semplice affermazione? 

Bortolossi Walter – cerchio vortice

Da una parte ci sono i fatti puri, semplici e concreti, dall’altra c’è il nostro modo di intendere quei fatti.  Noi assegniamo sensi e significati agli eventi, alle situazioni, ai comportamenti altrui e, a questi ultimi, anche le intenzioni.  Tali attribuzioni di significati, sensi e intenzioni non sono soltanto determinate dalla nostra storia individuale, dalle nostre conoscenze e dalle nostre esperienze; dipendono anche dal nostro stato del momento in termini di umore, emozioni e sentimenti. Variano da persona a persona, ma in uno stesso individuo possono cambiare da momento a momento.

Le persone che soffrono di ansia sociale tendono a trasformare le proprie sensazioni, timori, supposizioni, impressioni, emozioni, in significati e dati oggettivi della realtà esterna.  (altro…)

L’ansioso sociale come osservatore emotivo di sé stesso

L’ansioso sociale come osservatore emotivo di sé stesso

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Nelle forme di ansia sociale si registra un’elevata focalizzazione su sé stessi. Queste auto focalizzazioni, costituenti l’attività preminente che si svolge nel dialogo interiore, si manifestano sia sotto forma d’immagini mentali, sia come immaginazione scenica in movimento, sia nella forma verbale.

Francesco Clemente – giardino interiore

La ragione principale è probabilmente dovuta dal fatto che gli individui timidi si sentono diversi rispetto agli altri. Una tale percezione di diversità non può che fare riferimento a credenze di base disfunzionali che delineano una definizione di sé come soggetto, a vario grado e titolo, inabile nelle attività di relazione interpersonale, incapace a far fronte con efficacia a eventi e situazioni che possono prefigurare giudizio negativo altrui, essere in una condizione d’inferiorità culturale o sociale, non essere in grado di reggere la competizione, non essere persona amabile, non essere sufficientemente interessante o attraente come persona.

Il percepire sé stessi negativamente è una caratteristica fondante della condizione di persona timida, nella fobia sociale, nel disturbo evitante della personalità, e in altre forme di ansia sociale. (altro…)

I problemi di accettazione, competenza e controllo – terza parte

I problemi di accettazione, competenza e controllo – terza parte

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alla prima parte alla seconda parte Terza Parte Il problema del controllo

Le persone che temono il dominio altrui o di perdere la padronanza di sé stessi, in termini di comportamenti o in termini di governo del proprio corpo o della propria mente, hanno il problema del controllo.

Joan Miro – la scala della fuga

Anche in questo caso la formazione di questo problema è, fondamentalmente, di origine ambientale. Le cause possono essere diverse:

Può essere cresciuto in un ambiente in cui le figure di riferimento hanno avuto, nei suoi confronti, comportamenti incostanti, disattenti, incoerenti, instabili, ambigui. Il soggetto può aver avuto un genitore particolarmente dominante. Può essere cresciuto in un ambiente dove la perdita del controllo costituisce un problema considerevole. Il soggetto può essere cresciuto in un ambiente in cui i genitori o uno di essi erano vittime di alcolismo, tossicodipendenza, di altre patologie socialmente invalidanti. Il soggetto può aver avuto genitori in condizioni di povertà, disoccupazione o comunque in gravi condizioni sociali tali da non aver permesso un rapporto equilibrato con i figli

Il problema di controllo di “prima istanza” è un aspetto più collegabile ad altre forme di disturbi d’ansia, ma è meno accentuato nelle forme di ansia sociale.  Nell’ansia sociale, quella del controllo può essere un problema di “seconda istanza”, deriva

I problemi di accettazione, competenza e controllo – seconda parte

I problemi di accettazione, competenza e controllo – seconda parte

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Alla 1° parte Seconda Parte Il problema della competenza

Se una credenza di base di un ansioso sociale è inerente a un’idea di inferiorità, di incapacità, di inabilità in uno o più campi dell’attività umana, il suo problema principale è quello della  competenza.

Giacomo Balla – il linguaggio interrotto

L’origine ambientale  di questo problema può scaturire da varie cause: 

la più frequente è quella dell’essere messi a confronto con altri membri della famiglia  o con estranei presi come esempi da seguire;  dall’essere più volte etichettati come incapaci, deficienti, cretini o con altre terminologie o frasi del genere;  a una sorta di sentimento di inferiorità generale della famiglia rispetto alle altre, dovute  ad esempio, alle  condizioni sociali, alla religione o all’etnia  di appartenenza;  da carenze oggettive, ripetuti insuccessi o insufficienze in determinate attività;  l’avere avuto poche occasioni di successo o di gestione efficace di situazioni.

In una persona timida che vive il problema della competenza ogni evento, ogni situazione  che attiva credenze di inadeguatezza, genera il timore dell’insuccesso cui si ispirano le sue attività di previsione.  (altro…)