La paura di manifestare timidezza o apparire timidi

La paura di manifestare timidezza o apparire timidi

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Una persona vive la timidezza come problema nel momento in cui, questa, diventa un handicap nello svolgimento della propria vita sociale. Sono gli effetti che la timidezza produce, a rendere il soggetto timido cosciente del proprio disagio. Egli, infatti, crede di sapere ma non è consapevole dei fattori e dei processi cognitivi responsabili della propria condizione mentale.

Umberto Boccioni – idolo moderno

Vive l’emozione della paura ora come riflesso di percezioni che avverte in modo confuso, ora come effetto causato dall’evento. Nei momenti ansiogeni, i suoi pensieri vertono su previsioni negative, considerate certezze dell’avvenire; su una condizione di stallo del problem solving; da un sentimento d’incapacità o inabilità che spesso non sa spiegare. La timidezza è, talvolta, vissuta come una sorta d’indeterminatezza che la mente cosciente avverte come sensazione astratta, priva di contorni o forme definite.

L’associazione timidezza-disagio e timidezza-conseguenze negative, diventano le certezze della condizione di essere persona timida. Sul fronte di queste certezze, l’ansioso sociale misura il proprio grado di esclusione o di fallimento sociale. L’attribuzione di causa viene fatta coincidere con l’evento stesso, o con fattori causali di rimbalzo cioè derivati, oppure con valutazioni cognitive disfunzionali. L’insieme di questi elementi

Aspetti della timidezza: quando ci si sente osservati

Aspetti della timidezza: quando ci si sente osservati

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In molti casi, in luoghi o locali dove c’è la presenza di altri individui, la persona timida si sente osservata, ha la spiacevole sensazione che gli occhi degli altri siano puntati sulla propria persona. In queste circostanze, la mente dell’individuo timido, sentendo su di sé lo sguardo altrui, è pervaso da pensieri automatici che lo pongono in una condizione di dubbio o d’inadeguatezza.

Eugene De Blaas – la spiona

Molti sono i tipi di pensieri che possono balenare nella sua testa: dalle più banali come il pensare che il proprio abbigliamento non sia adatto o che i suoi movimenti possano essere scomposti, alle idee più complesse come quelle di credere che dalla propria persona, possano trasparire aspetti della propria personalità o qualità, che esprimono un senso d’inidoneità in un qualche campo del proprio essere soggetto sociale.

E ciò non accade solo per gli individui timidi, ma a tutti coloro che sono afflitti da qualsiasi forma di ansia sociale, anzi, quella del sentirsi osservati, può trasformarsi anche in fobia sociale.

Gli individui timidi nel momento in cui si calano negli spazi sociali, cominciano a percepirsi strani, distorti, diversi, senza rendersene conto cercano, nel mondo popolato di uomini, conferme al proprio negativo sentire. È come se la loro presunta diversità sia una divisa riconoscibile, un marchio di qualità decadente ed evidente, un s

Timidezza e paura dell’insuccesso

Timidezza e paura dell’insuccesso

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L’idea stessa dell’insuccesso è vissuta come prospettiva tragica, spesso come catastrofe che disegna scenari in cui la persona timida si sente coinvolta nella globalità della propria persona, si vede perdente, fallita come individuo e come soggetto sociale, esposta a un giudizio altrui massacrante, una valutazione negativa da parte degli altri, che restituisce come conseguenza, lo sprofondare nella condizione della solitudine, dell’emarginazione, della discriminazione, della perdita o riduzione del proprio ruolo sociale.

Coppo di Marcovaldo – l’inferno

L’insuccesso diventa motivo d’imbarazzo o vergogna, emozioni che, talvolta, si fanno strada prima ancora che gli eventi possano verificarsi, il pensiero stesso del fallimento, nell’atto del suo manifestarsi, provoca questi fattori emozionali.

L’ipotesi del fallimento è, dunque, una paura che travolge gli individui timidi che vedono sé stessi ad alto rischio, sul punto di precipitare nel baratro del decadimento definitivo, in essi, subentra il sentimento della perdita di speranza, di emancipazione, integrazione, riscatto sociale, di relazioni personali intime o amicali. Il timore dei giudizi negativi degli altri è l’emozione, che più di ogni altra, assegna all’insuccesso il suo carattere catastrofico, poiché è da tali valutazioni che, nella mente del soggetto ansioso, scaturiscono

Paura del rifiuto e timore del fallimento

Paura del rifiuto e timore del fallimento

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Molti modi dell’agire delle persone timide pregiudicano le loro possibilità di relazione interpersonale, in primo luogo gli evitamenti, ma anche comportamenti impacciati o di fuga. Nella determinazione finale di tali comportamenti concorre, da un lato il subentrare dell’ansia, dall’altro la manifestazione delle emozioni, di cui la paura ne è l’espressione principale: fondamentalmente del rifiuto e del fallimento.

S. Dalì – segnali di angoscia

Nel mondo dei pensieri degli individui timidi, i timori del rifiuto e del fallimento tendono a intrecciarsi e a essere vicendevolmente, l’uno, conseguenza dell’altro: si può essere rifiutati perché si è falliti, e si può fallire perché rifiutati. 

Ciò implica che ci sono due modalità attraverso cui il soggetto timido si rapporta all’esterno: la focalizzazione prevalente introversa e quella prevalente estroversa. Se il timore del fallimento muove principalmente in direzione delle percezioni negative di sé, la paura del rifiuto si riferisce in primo luogo a come gli altri ci percepiscono. Con la paura del fallimento, l’individuo si auto pone in balia di sé stesso, delle proprie inabilità o incapacità e gli altri appaiono come enti operanti di seconda istanza; nel timore del rifiuto, la logica si capovolge, l’altro diventa l’elemento centrale da cui discendono valutazione e giudizi